Traforo, via il semaforo entro giovedì

22 Ottobre 2024

L’annuncio è del commissario Caputi. Strada dei Parchi attende la riconsegna dell’area di cantiere per la riapertura

L’AQUILA. «La normale circolazione all’interno del traforo del Gran Sasso sarà ripristinata nell’arco delle prossime 48 ore. Al massimo entro tre giorni». Giusto il tempo di permettere a Strada dei Parchi di provvedere alla rimozione di semafori e sbarramenti. Lo ha annunciato ieri, nella sede della giunta regionale, l’ingegner Pierluigi Caputi, commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. A stretto giro è poi arrivata la conferma dalla stessa SdP: «Non appena riavremo indietro le aree di cantiere assegnate a Italferr, riapriremo al traffico in poche ore su entrambe le gallerie. Attendiamo indicazioni dal commissario».
Indagini geognostiche quindi definitivamente sospese, così da consentire i dovuti approfondimenti che facciano luce sul giallo dell’improvviso innalzamento dei livelli di torbidità delle acque, registrati lunedì 14 in concomitanza con l’ingresso dei mezzi della Italferr, società deputata alle annunciate trivellazioni. La palla ora passa dunque a SdP, chiamata nell’immediato a chiudere la questione viabilità. E a Ruzzo Reti, società che gestisce l’erogazione idrica del Teramano, che dovrà invece individuare, dal canto suo, i motivi del repentino intorbidamento dell’acqua, dopo essere stata chiamata in causa a proposito della rottura di un collettore, indicata tra le possibili cause delle anomalie riscontrate: valori di quattro volte superiori rispetto agli standard di legge. La stessa Ruzzo, però, nei giorni scorsi, per bocca della presidente Alessia Cognitti, aveva già escluso qualsiasi nesso di causalità tra l’eventuale lesione di una “canala” e lo sforamento dei valori, pari a 4 Ntu invece che a 1. Al punto da dare adito ai sospetti circa la coincidenza delle previste trivellazioni con l’aumento dei livelli di intorbidamento registrati, e della loro opportunità. Ma anche sull’eventualità che sia stato il passaggio dei mezzi di Italferr a cagionare l’anomalia.
Ipotesi, queste, già respinte con forza dallo stesso Caputi nei giorni scorsi, e ribadite anche ieri: «L’ingresso nelle gallerie è avvenuto con due ore di ritardo per una serie di procedure burocratiche da adempiere. Siano benedette quelle due ore. Perché quando è arrivata la famosa telefonata con la richiesta di fermare tutto, il chilometraggio in cui i mezzi i (due macchine e un camion con rimorchio) si sono arrestati è stato immortalato in foto dall’ingegnere», fa sapere Caputi, sostenendo di avere la prova provata, con tanto di data e ora, che sconfessa in un colpo solo da un lato la presunta consequenzialità tra le perforazioni – a suo dire mai cominciate – e le anomalie registrate; dall’altro, l’eventualità che sia stato il passaggio dei mezzi a determinarle, dal momento che questi ultimi non erano sul posto, bensì «ancora sul tratto aquilano del traforo. Possiamo quindi solo ringraziare che i tecnici si trovassero lì, così da avere la prova non tanto che li scagioni, quanto per aver anticipato che c’è un motivo altro, ancora tutto da indagare, sul turbamento dei livelli di trasparenza dell’acqua». Il giallo sulle reali cause dell’improvvisa torbidità, dunque, per ora non si risolve, semmai si cristallizza. Quel che è certo è che il semaforo mobile agli imbocchi del traforo verrà presto rimosso, con buona pace degli automobilisti che lo percorrono.
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