Travolto dai carabinieri e risarcito dal giudice
La pattuglia stava intervenendo su un tentato omicidio quando ci fu l’incidente ma il magistrato scrive: «Va salvaguardata sempre la pubblica incolumità»
TERAMO. «La pubblica incolumità va salvaguardata sempre, anche durante un’emergenza». E’ questa, in sintesi, la motivazione con cui il giudice di pace Simona Bondi Ciutti ha accolto la richiesta di risarcimento di un cittadino la cui vettura venne travolta da una pattuglia dei carabinieri che sfrecciava per raggiungere il luogo in cui un uomo aveva appena ferito un ragazzo sparandogli un colpo di fucile.
Due anni dopo quell’incidente l’automobilista, uscito illeso, è stato risarcito di 15mila euro con una sentenza del giudice di pace che nel provvedimento scrive: «Seppur a causa di un’urgenza e dopo aver azionato i dispositivi visivi ed acustici previsti, il milite ha tenuto una condotta di guida pericolosa e in dispregio delle norme che impongono comunque prudenza al fine di evitare che anche gli agenti di servizio, per adempiere il proprio dovere e far fronte ad un’emergenza, diventino fonte di pericolo grave per gli utenti della strada». Per ottenere il risarcimento dei danni l’uomo, assistito dall’avvocato Gianrico Ranalli (con la consulenza tecnica di Renato De Santis) ha citato in tribunale la compagnia di assicurazione dell’auto dei carabinieri. Scrive ancora il giudice di pace: «In definitiva le risultanze istruttorie hanno chiarito sufficientemente che nell’occasione il veicolo dei carabinieri impegnava l’incrocio ad alta velocità, dopo aver superato una serie di macchine ferme al semaforo rosso. Il conducente dell’auto ripartiva regolarmente dalla sosta al semaforo e non poteva rendersi conto immediatamente della presenza dell’auto dei carabinieri con i dispositivi in funzione a causa dei finestrini chiusi e della visuale alterata dalla presenza di edifici e della linea di arresto arretrata rispetto all’intersezione con via Roma, cause a lui non imputabili. Ne consegne che non ha responsabilità della determinazione del sinistro».
Ed è sempre chiaro quando a pagina 3 della sentenza scrive: «Se infatti è scriminata la condotta di un agente che violi le norme del codice della strada per dovere legato al servizio è anche vero che è necessario contemperare ed avere sempre presente l’altro interesse primario da salvaguardare ad ogni costo, ossia la pubblica incolumità, che in questo caso è stata messa a repentaglio dalla condotta di guida dell’agente. Accorrere per un’urgenza ed azionare i segnalatori della macchina di servizio non possono esimere dal dovere di agire in modo da salvaguardare gli altri cittadini e non attentare alla loro vita». (d.p.)
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