Tre indagati per la porta del Bataclan

13 Giugno 2020

Non c’è solo l’imprenditore di Tortoreto: accusati il magrebino che ha portato l’opera e un intermediario di Giulianova

TERAMO. Mancano ancora tanti tasselli per completare il puzzle, ma una cosa è certa: le indagini che hanno condotto al ritrovamento del murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan sono ancora lontane dalla conclusione. Perché ci sono fatti e collegamenti ancora da ricostruire, anche se gli inquirenti si muovono su direttrici già ben definite in un fascicolo in cui ci sono i primi tre indagati per ricettazione.
Non solo l’imprenditore italo francese di Tortoreto titolare di un bed&breakfast nel cui casolare di campagna è stata ritrovata la porta, ma anche il cittadino magrebino che nei mesi scorsi l’ha portata in Val Vibrata affidandola proprio all’imprenditore e un uomo di Giulianova che potrebbe aver avuto il ruolo di intermediario. Tra chi? Difficile avere delle risposte certe, ma appare probabile che i contatti, veri o presunti, potrebbero essere quelli con qualche mercante d’arte o collezionista che forse era in procinto di vedere l’opera. Perché tra tante cose non dette, una verità emerge: quella che il nascondiglio trovato nel casolare di campagna tra Sant’Omero e Tortoreto non sia stato scelto a caso ma individuato appositamente proprio perché lontano dai grossi circuiti. Proprio per consentire a qualcuno la visione del quel murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan in memoria delle 90 vittime dell’attentato terroristico nel teatro parigino e rubato nel gennaio del 2019, quattro anni dopo i tragici fatti. Investigatori e inquirenti hanno smpre ribadito il movente economico, escludendo collegamenti con il terrorismo islamico e con precedenti operazioni portate avanti proprio dalla stessa Procura Distrettuale dell’Aquila nella zona della Val Vibrata sull’esistenza di presunte cellule islamiche.
Un’altra certezza è quella sui tempi: la porta sarebbe arrivata in Val Vibrata tra la fine del 2019 e l’inizio di quest’ anno. Inizialmente, forse, per un breve periodo poi diventato altro a causa del lockdown. L’imprenditore, dopo averla ricevuta dal magrebino (che lui ha definito un conoscente che in alcune occasioni ha dormito nella sua struttura) l’ha tenuta per qualche tempo nel B&B e successivamente l’ha portata nel casolare di campagna di sua proprietà. La cronaca dell’indagine iniziata in Francia e approdata nel Teramano è ancora tutta da raccontare tra tasselli mancanti e domande senza risposta. (d.p.)
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