Troppi divieti in montagna «Le ordinanze sono vecchie»

Su buona parte del Gran Sasso non si possono fare escursioni, alpinismo o sci Appello di Iannetti alla prefettura: limitazioni illegali. Denunciato il Comune di Fano
TERAMO. Vecchie ordinanze – ma anche più recenti – emesse dai sindaci dei centri dell’entroterra che vietano qualsiasi tipo di attività in montagna, da quelle alpinistiche, alle sci-alpinistiche, allo sci di fondo, sci escursionistico e ciaspole. E, a dirla tutta, sono vietate anche le escursioni. Tutto questo deriva da atti, quasi tutti adottati sulla scorta dell’emotività dopo un qualche valanga o frana, poi mai revocati.
Di questa situazione, che nei fatti pone divieti su buona parte del Gran Sasso, sia teramano che aquilano, si è discusso in un recente convegno ad Assergi. Nel Teramano risultano ordinanze che vietano attività in montagna a Pietracamela, Penne, Bisenti, Castelli, Isola del Gran Sasso e FanoAdriano.
«In seguito a problemi di varia natura che coinvolgono un territorio può essere necessario e doveroso, per il sindaco di un Comune, emettere una ordinanza che tuteli i cittadini, ma ciò non può e non deve essere l’unica soluzione», esordisce Pasquale Iannetti, guida alpina e presidente dell’associazione Teknoalp, «infatti – come ribadito anche da una recente sentenza del Tar – l’ordinanza è un atto temporaneo di urgenza, a cui deve poi far seguito la messa in opera di tutto ciò che serve a ripristinare e a garantire la sicurezza. Non può e non deve essere il solo modo a cui un sindaco può ricorrere per risolvere i problemi responsabilmente, rischiando di agire con faciloneria e superficialità. Quello, poi, che più danneggia la comunità è il fatto che troppo spesso, anche se il motivo dell’ordinanza cessa, nessun sindaco si preoccupa di revocarla, lasciando che per anni il provvedimento resti in vigore».
Iannetti recentemente ha diffidato il Comune di Fano Adriano a ritirare un’ordinanza del genere e, non ottenendo risposta, qualche giorno fa ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica.
Di solito dopo un evento, ad esempio una valanga come quella di Rigopiano, si assiste a una salva di ordinanze che vietano l’accesso in montagna, e restano in vigore per anni. Iannetti cita ad esempio un’ordinanza, adottata nel 2006 dopo una frana sul Paretone, che ancora adesso vieta ad Isola attività escursionistiche in tutta la parte bassa della vallata fino a Casale San Nicola. La guida alpina rivolge un appello alla prefettura, perchè intervenga per il ritiro delle ordinanze. A tal riguardo il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli si è impegnato a convocare una conferenza dei servizi con i sindaci abruzzesi e, fra l’altro, le prefetture per discutere dell’argomento.
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