Trovato vivo dopo due giorni in mare

15 Ottobre 2018

Recuperato al largo di Pescara il pescatore di Martinsicuro naufragato venerdì sera: «Pensavo di non farcela più»

MARTINSICURO. Trent’anni di polizia ti abituano a tutto. Ma il sovrintendente capo Giuseppe D’Addario sa che quegli attimi in mare lo accompagneranno per sempre.
Perché è stato lui il primo volto che il 35enne Giovanni Amodio ha visto dopo quasi due giorni in mare. Da Martinscuro a Pescara, trascinato dalle correnti dopo che la sua barca da pesca si è rovesciata. Lo cercavano da venerdì sera, lo hanno trovato nel primo pomeriggio di ieri ad otto miglia da Pescara. Disperato, con un principio di ipotermia, ma vivo e lucido. «Ormai non credevo più di farcela» ha detto al poliziotto delle volanti di Pescara fuori servizio che intorno alle 16.30 lo ha avvistato mentre si trovava sulla barca da diporto del comandante Marco Februo.
Poi il recupero, i vestiti asciutti, il cibo e la richiesta di un telefono per chiamare la mamma. «Una emozione grande, difficile da descrivere», racconta il 51enne D’Addario, «stavamo rientrando al porto quando ho visto l’uomo con un salvagente che agitava le braccia. Ci siamo subito avvicinati e gli abbiamo lanciato una cima. E’ stato lui a dirci di essere il pescatore disperso a Martinsicuro. Una volta a bordo gli abbiamo dato vestiti asciutti, acqua, cibo. La prima cosa che ha chiesto è stato un telefono cellulare per chiamare la madre. Abbiamo subito allertato la capitaneria e ci siamo diretti al porto. Era molto provato, stanchissimo, ma sicuramente lucido. Ha subito raccontato quello che era successo, ha raccontato che ormai credeva di non farcela più». Poi gli abbracci al porto, i saluti e la richiesta dei numeri di telefoni dei suoi salvatori: «perché non finirò mai di ringraziarvi». E sono da poco trascorse le 17 di una calda domenica di ottobre quando, al porto turistico di Pescara, si consuma l’epilogo di una storia iniziata circa 48 ore prima quando da Martinsicuro i familiari di Amodio avevano lanciato l’allarme per l’uomo uscito a pescare con la sua barca “San Gabriele”e non più raggiungibile telefonicamente. Ai soccorritori Amodio racconterà che la barca si è rovesciata, trattenendolo all’interno, molto probabilmente a causa delle reti finite nell’elica, ma di essere riuscito ad indossare un salvagente che probabilmente gli ha salvato la vita tenendolo a galla per quasi 40 ore. Dopo l’allarme dei familiari in poco tempo nella zona, a circa otto miglia dalla cittadina vibratiana, sono arrivate le motovedette della guardia costiera di Giulianova, coordinata dal tenente di vascello Claudio Bernetti, e della capitaneria di porto di Pescara coordinata dal comandante Donato De Carolis. Sono giunti anche un elicottero del terzo nucleo aereo della guardia costiera di Pescara, quello dei vigili del fuoco e quello della polizia. Alle 15 di sabato l’elicottero ha individuato la barca capovolta, a circa quattro miglia a nord della piattaforma Eleonora, ma l’ispezione fatta dai sub non ha dato esito sulla presenza del marittimo nè all’interno nè nella zona. Le ricerche non si sono fermate con l’arrivo di una speciale squadra di sub dei vigili del fuoco di Ancona. Sono andati avanti per tutta la notte, ma del pescatore nessuna traccia. Dopo i sub di Ancona, è arrivata la squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco di Roseto che hanno continuato ad ispezionare il tratto di mare vicino alla barca rovesciata. E poi ancora domenica mattina quando c’è stata una nuova immersione dei sub dei pompieri di Ancona.
Contemporaneamente sono iniziate, attraverso speciali palloni, le attività di recupero della barca. La svolta intorno alle 16.30 di ieri quando alla sala operativa della capitaneria di porto di Pescara è arrivata la telefonata del poliziotto D’Addario: «Abbiamo trovato il pescatore. E’ vivo». Il resto sono le lacrime e quegli applausi al porto che nessuno scorderà.
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