Truffa con i veicoli noleggiati Via al processo per sei teramani

Per l’accusa i mezzi venivano affittati con assegni falsi e poi rivenduti all’estero tramite società fittizie In aula parlano i primi testi della Procura, le ditte danneggiate si costituiscono parte civile
TERAMO. L’accusa della Procura è pesante: aver messo in piedi un’associazione per truffare imprese prendendo a noleggio mezzi industriali e pagando il corrispettivo con assegni falsi, oggetto di ricettazione o privi di copertura, per poi far sparire i veicoli portandoli all’estero o vendendoli.
Ieri mattina si è aperto davanti al collegio presieduto da Franco Tetto il processo a carico di sei uomini imputati per ipotesi di reato che vanno dalla truffa all’associazione a delinquere.
Si tratta dei teramani Gerardo Ospizio, Tommaso Di Lorenzo, Paolo Luciani, Sabatino Catucci, Pio Angelozzi, e Gaetano Capanna.
I fatti contestati ai sei dal pubblico ministero Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, risalgono al 2014. Secondo l'accusa, tutta da dimostrare nel corso del dibattimento, gli imputati avrebbero messo in piedi una vera e propria struttura organizzata e con una precisa divisione dei compiti, attraverso la quale avrebbero perpetrato tutta una serie di reati volti ad impossessarsi di autovetture, macchinari industriali, prodotti termoidraulici ed alimentari a danno di ditte di autonoleggio ed imprese specializzate. E questo attraverso l'utilizzo di assegni falsi od oggetto di ricettazione o, in alcuni casi, tramite la costituzione di società fittizie attraverso le quali ottenere un credito verso le banche dove venivano aperti conti correnti. Conti correnti sui quali, successivamente, venivano tratti assegni privi di reali coperture da utilizzare per le truffe.
Così ha ricostruito il pm nel capo d’imputazione: «Si associavano tra loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio, tra i quali appropriazioni indebite e truffe aventi ad oggetto autovetture, macchinari industriali, prodotti termoidraulici ed alimentari, ai danni di ditte di autonoleggio e imprese specializzate mediante l’utilizzo di assegni falsificati ovvero oggetto di ricettazione, nonchè costituendo società fittizie al solo fine di ottenere credito verso banche dove venivano aperti conti correnti su cui venivano tratti assegni privi di reale copertura».
Nell’udienza di ieri sono stati ascoltati, in qualità di testi citati dalla pubblica accusa, i poliziotti della squadra mobile teramana che all’epoca dei fatti indagarono sulla vicenda.
Nelle loro audizioni hanno ricostruito i vari e complessi passaggi dell’indagine, parlando anche delle segnalazioni arrivate di volta in volta dai titolari delle aziende di autonoleggio alcuni dei quali si sono costituiti parte civile.(d.p.)
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