Truffa con l’indennità di disoccupazione: in quattro a processo

27 Marzo 2024

Secondo l’accusa l’impresa esisteva solo sulla carta: assunzioni e licenziamenti falsi per percepire la Naspi

TERAMO. Un’impresa fittizia risultata esistente sulla carta solo per far ottenere a due lavoratori il sostegno al reddito da parte dello Stato, in particolare l’indennità mensile di disoccupazione, dopo finte assunzioni e licenziamenti. È con l’accusa di truffa ai danni dello Stato che quattro persone sono a processo davanti al giudice monocratico Marco D’Antoni. Prima udienza ieri. Due sono sotto accusa nella loro veste di amministratori e due in qualità di dipendenti.
Secondo la Procura l’indennità sarebbe stata percepita, senza averne i requisiti, dal 2015 al 2016: in un caso per un ammontare complessivo di 7.500 euro e nell’altro di 6.150. Questo attraverso tutta una serie di false documentazioni relative a contratti di lavoro, comunicazioni di instaurazione di rapporti di lavoro e buste paga riconducibili a un’azienda artatamente costituita e di fatto inesistente. I fatti contestati si sarebbero verificati nel 2021.
L’inchiesta, aperta dal pm Stefano Giovagnoni, si inserisce in un filone d’indagine avviato all’epoca proprio per contrastare il fenomeno delle truffe con la Naspi. La nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego, introdotta nel 2015, è una indennità mensile di disoccupazione, cioè un sostegno al reddito per i lavoratori che avevano un rapporto di lavoro subordinato e hanno perso involontariamente la propria occupazione. Nei fatti una sorta di indennità di disoccupazione da percepire solo con determinati requisisti. E laddove non ci sono? Allora si dichiara il falso. Come, secondo l’accusa della Procura teramana, avrebbero fatto i quattro, oggi a processo, nelle loro rispettive vesti. Nel corso delle indagini, andate avanti per mesi, i carabinieri, su delega della Procura, avevano acquisito centinaia di documenti, soprattutto buste paga e contratti di assunzione. Documenti all'apparenza perfetti. Ma un attento esame e l'incrocio dei dati forniti avevano fatto emergere incongruenze e irregolarità. Accuse, quelle contestate dalla Procura, che ora dovranno essere provate nel corso dell’istruttoria dibattimentale.(d.p.)
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