Truffa del terremoto, assolti padre e figlio

12 Giugno 2020

Il caso di Isola: per i giudici nessun abuso d’ufficio. Società condannata per illecito amministrativo

TERAMO. In tre erano finiti a processo per una presunta truffa del terremoto 2009: dopo cinque anni sono stati tutti assolti.
Il caso è quello scoppiato ad Isola del Gran Sasso con il coinvolgimento degli imprenditori Alessandro Trasatti e Domenico Vanni accusati dei reati di truffa e tentata truffa e Dante Trasatti, padre di Alessandro, all’epoca dei fatti dipendente comunale in servizio ad Isola, imputato per abuso d'ufficio nella sua veste di dipendente pubblico. Nel mirino della Procura (il pm titolare del fascicolo è Stefano Giovagnoni) erano finite le procedure usate per accedere ai fondi destinati alla ristrutturazione di immobili lesionati dal terremoto del 2009 a Isola. Secondo l’accusa le lesioni c'erano ed è stato provato anche il nesso di causalità tra sisma e danni, ma sarebbero stati rimborsati lavori inseriti nel computo metrico senza essere mai realizzati. Quindi, secondo la Procura, sarebbero stati erogati fondi per lavori non eseguiti. Il dipendente pubblico, all'epoca dei fatti responsabile della ricezione delle domande per i danni del terremoto, era indagato per abuso d'ufficio: secondo l'accusa della Procura non avrebbe rilevato irregolarità, dalla mancata indicazione della data di inizio dei lavori ad altre procedure, nelle domande presentate dai privati che si erano affidati all'impresa del figlio. Il collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha assolto Dante Trasatti dall’accusa di abuso d’ufficio perchè il fatto non sussiste, ha assolto i due imprenditori dall’accusa di truffa per prescrizione e dalle ipotesi di reato qualificati come indebita percezione ed erogazioni ai danni dello Stato «perchè», si legge nel dispositivo, «il fatto non è previsto dalla legge come reato».
A processo per illecito amministrativo anche la Gran Sasso Costruzioni, l’impresa edile il cui amministratore all’epoca dei fatti era Alessandro Trasatti. Il collegio ha dichiarato la società responsabile dell’illecito amministrativo e per questo è stata condannata, si legge sempre nel dispositivo, « alla sanzione amministrativa pecuniaria pari a 100 quote del valore di 258 euro ciascuna». I giudici hanno escluso la responsabilità amministrativa della società per tutte le rimanenti ipotesi di accusa. Nel 2016, a processo penale ancora in corso, padre e figlio erano stati condannati dalla Corte dei Conti a risarcire 74mila euro a favore del Comune di Isola.
Padre e figlio erano difesi dagli avvocati Lino Nisii e Antonello Di Biagio, la società dall’avvocato Mario Cheng Chi Chang. (d.p.)
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