Truffa del terremoto da 35mila euro

20 Agosto 2019

Teramano indagato: non viveva nella casa lesionata per cui ha percepito l’indennità di autonoma sistemazione

TERAMO. È di un altro “furbetto” del terremoto, o presunto tale, il nome finito nella nuova inchiesta aperta dalla Procura per truffa ai danni dello Stato. L’accusa ipotizzata a suo carico è quella di aver percepito indebitamente per circa due anni i soldi dell’autonoma sistemazione dopo aver presentato false dichiarazioni in cui attestava di vivere nell’abitazione lesionata dal sisma, in questo caso un appartamento di Montorio, e di averla dovuta lasciare a causa delle lesioni post-sisma per trasferirsi nel capoluogo. In realtà, ha accertato la Procura nel chiudere le indagini a suo carico, l’uomo già molto prima del terremoto si sarebbe trasferito a Teramo lasciando l’abitazione di Montorio. Complessivamente, sostiene l’autorità giudiziaria, avrebbe incassato 35mila euro di Cas non dovuto. Il fascicolo del pm Andrea De Feis è chiuso e, dopo l’avviso di conclusione delle indagini, il prossimo passo potrebbe essere una richiesta di rinvio a giudizio.
Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle polizie municipali, sono coordinate dal pool di magistrati che il procuratore Antonio Guerriero ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (ne fanno parte i pm Davide Rosati, Andrea De Feis, Stefano Giovagnoni). È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni.
Perché nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, i “furbetti” dell’autonoma sistemazione aumentano e le inchieste si allargano toccando, oltre al capoluogo, anche altri centri danneggiati dal sisma come Montorio e Isola del Gran Sasso. Sempre con l’ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato. La chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. A Teramo, su questo fronte, è intensa l’attività della polizia municipale.
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