Truffa del terremoto I tecnici accusati dai padroni delle case

Il processo per il caso di Controguerra: alcuni proprietari in aula non riconoscono le fotografie allegate alle perizie
TERAMO. «No, queste foto non sono di casa mia». Nell'ennesima udienza del processo per la presunta truffa del terremoto a Controguerra continuano a sfilare sul banco dei testimoni alcuni dei proprietari delle abitazioni del centro storico, e le loro dichiarazioni non fanno altro che rafforzare l'impianto accusatorio della Procura.
Tra i testi ascoltati ieri mattina davanti al giudice Massimo Biscardi c'è stato anche chi ha disconosciuto alcune delle foto allegate alla relativa perizia, sostenendo che non fossero relative alla sua abitazione. Ma non solo. Perché gli altri proprietari ascoltati ieri, così come già dichiarato da alcuni residenti che avevano testimoniato nella scorsa udienza, hanno sostenuto come molte delle case incriminate fossero vecchie e fatiscenti e come, in alcuni casi, il terremoto avrebbe semplicemente aggravato lesioni preesistenti. Dichiarazioni che hanno segnato un altro punto a favore dell’accusa, per la quale tra l'altro gli stessi proprietari altro non sarebbero stati che ignare vittime di un sistema di false perizie asseverate messo in piedi dai quattro professionisti finiti a processo con l'accusa di tentata truffa: i geometri Domenico Grilli (già coinvolto in un'analoga vicenda a Corropoli) e Francesco Salvi e gli architetti Pasquale Di Biagio e Marco De Annuntiis. Professionisti che, con quelle perizie asseverate, avrebbero attestato un falso nesso di causalità tra le lesioni riscontrate sulle abitazioni incriminate, quattro per l'esattezza, e il sisma del 6 aprile 2009. In realtà le abitazioni finite sotto la lente d'ingrandimento della procura durante le indagini erano molte di più, ma in alcuni casi essendo già stati effettuati i lavori sarebbe stato impossibile, per il consulente dell'accusa, stabilire se le presunte lesioni certificate dalle perizie asseverate fossero state o meno causate dal sisma.
La vicenda di Controguerra è deflagrata anni fa nell'ambito di indagini della Procura di Teramo sui rimborsi post sisma. Indagini partite da Corropoli, dove il processo di primo grado ha visto tutti gli imputati assolti, per poi allargarsi a macchia d'olio a Controguerra, Canzano e Isola. Fino ad arrivare, nel maggio di quest'anno, a toccare anche Crognaleto, dove la Finanza ha sequestrato una serie di atti dall’ufficio protocollo.
Alessia Marconi
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