Truffa e falso, maresciallo a giudizio

19 Aprile 2018

L’ex comandante della stazione di Nerito avrebbe attestato attività e servizi mai svolti per intascare indennità

TERAMO. È un'accusa di truffa aggravata e falsità ideologica quella che ieri pomeriggio, al termine dell'udienza preliminare davanti al gup Roberto Veneziano, è costata il rinvio a giudizio all'ex comandante della stazione dei carabinieri di Nerito di Crognaleto Ivo Angelini: il processo a carico del militare si aprirà il prossimo 5 ottobre davanti al tribunale monocratico. L'inchiesta che ha portato il maresciallo Angelini a processo era scattata in seguito ad alcune segnalazioni; e le indagini, coordinate dal pm Davide Rosati e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo del comando di Teramo (che si erano avvalsi anche di accertamenti tecnici eseguiti, in particolare, sulle celle telefoniche agganciate di volta in volta dai telefonini del militare), avrebbero accertato come in numerose occasioni, da luglio 2014 a maggio 2016, l'ex comandante di stazione avrebbe attestato falsamente, nel memoriale di servizio giornaliero e negli ordini di servizio, di aver svolto attività d’istituto e servizi esterni che in realtà non avrebbe mai effettuato. Attestazioni che, sempre secondo l'accusa, gli avrebbero permesso di ottenere indebitamente indennità e competenze per un totale di 11.532 euro.
Ma non solo. Perché al militare, difeso dall'avvocato Mariateresa D'Innocenzo, la Procura contesta anche un’ipotesi di falsità in atto pubblico del pubblico ufficiale per induzione in errore da parte del privato, in relazione alla falsa attestazione di domicilio a Crognaleto di due persone. Informazione, quest’ultima, necessaria al rilascio del porto di fucile per uso sportivo richiesto dai due diretti interessati. E la relativa autorizzazione fu effettivamente rilasciata dalla questura ad uno dei due.
Nel corso delle indagini il pm Davide Rosati e il procuratore Antonio Guerriero, co-titolari del fascicolo, avevano anche chiesto ed ottenuto a carico del militare il sequestro preventivo dell’intera somma che avrebbe indebitamente percepito. Sequestro che all'epoca fu firmato dal gup Mauro Pacifico, che nel decreto di sequestro scriveva: «Dall’esame dei tabulati telefonici in uso al maresciallo capo Angelini oggetto di analisi del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, nella quale venivano segnalati tutti quei servizi annotati sul memoriale di servizio giornaliero (redatto dallo stesso indagato) come svolti dal maresciallo capo Angelini, sulla base delle sollecitazioni dei ponti ripetitori e/o celle telefoniche agganciate alle utenze suddette, risultava impossibile la presenza dello stesso Angelini nell’intero comune di Crognaleto».
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