Tutti assolti per il crollo della discarica

29 Settembre 2018

Confermate le assoluzioni dell’ex sindaco Chiodi e di due dirigenti regionali, annullate le condanne di Rabbuffo e D’Antonio

TERAMO. E’ nelle aule di tribunale che i fatti, con i tempi lunghi della giustizia, inseguono una loro verità. Almeno processuale. A 12 anni dal crollo della discarica La Torre i giudici della Corte d’appello ribaltano la sentenza di primo grado del 2013 e laddove c’era stata la condanna dell’allora assessore comunale all’ambiente Berardo Rabbuffo e dell’ex dirigente comunale Nicola D’Antonio (un anno e quattro mesi ciascuno) sentenziano per entrambi una piena assoluzione con la formula del fatto non sussiste. I magistrati aquilani (collegio presieduto da Aldo Manfredi) hanno confermato l’assoluzione di primo grado per l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, coinvolto nella sua veste di allora sindaco, il dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo Franco Gerardini e l’ex dirigente Massimo Di Giacinto. Per conoscere le motivazioni bisognerà attendere 60 giorni, ma l’udienza di ieri scandisce un’altra tappa giudiziaria di una storia infinita con la discarica che, nonostante il trascorrere del tempo, resta in attesa di essere bonificata e chiusa per sempre con un esborso annuale di centinaia di migliaia di euro pubblici per lo smaltimento del percolato.
Commenta Chiodi: «Il pronunciamento, per quanto mi riguarda, ha confermato la sentenza di assoluzione di primo grado. Sono particolarmente soddisfatto anche perchè la mia assoluzione era stata impugnata sia dalla Procura sia dalle parti civili quasi a voler dare una connotazione particolare al mio coinvolgimento. Ora le parti civili sono state condannate a pagare le spese». Rabbuffo dice: «Dopo 12 anni mi sono tolto un peso. Ringrazio i miei avvocati Antonio Dibitonto e Fabio Alessandroni». Il caso La Torre era approdato davanti ai giudici aquilani dopo il ricorso fatto dalla Procura contro l’assoluzione di Chiodi, Gerardini e Di Giacinto e quello presentato dalle difese di Rabbuffo e D’Antonio. Nel 2015 le difese di tutti gli imputati avevano sollevato una eccezione di costituzionalità sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale tra una fattispecie dolosa e una colposa. A settembre la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale del reato di disastro colposo, in questo caso nella fattispecie del crollo attualmente fissato in 12 anni, sbloccando nei fatti il procedimento di secondo grado. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Guglielmo Marconi, Antonio Di Bitonto, Enrico Mazzarelli, Mauro Di Dalmazio, Francesco Mastromauro. La parte civile era rappresentata dall’avvocato Tommaso Navarra.
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