Tutti fanno quadrato contro la fusione

Appoggiano la battaglia Comune, Provincia, imprese e consiglieri regionali di Pd e M5S: mancano solo quelli di centrodestra
TERAMO. Tutti uniti a difesa della Camera di commercio. O quasi. In una conferenza stampa ieri mattina c’erano schierati i rappresentanti di mezza provincia di Teramo a testimoniare l’appoggio alla battaglia annunciata dal presidente dell’ente camerale Gloriano Lanciotti. A mancare erano i consiglieri e gli assessori regionali di centrodestra (anche Sandro Mariani impegnato in una riunione in Regione): un’assenza che è stata sottolineata più volte nel corso degli interventi.
LANCIOTTI. Il presidente Lanciotti ha ribadito la particolarità della decisione della Regione Abruzzo: «il processo di accorpamento coinvolge 35 Camere in 10 Regioni: tutte sono rimaste ferme, in attesa della decisione della Corte Costituzionale attesa per aprile, tranne l’Abruzzo. La Campania ha persino fatto un decreto di sospensione. Ci chiediamo come mai l’ente camerale dell’Aquila ha fatto un atto di diffida alla Regione, minacciando addirittura di chiederci i danni. Siamo basiti, ma non ci fermiamo. Quando il decreto della Regione Abruzzo che dà il via alla fusione sarà pubblicato sul Bura noi lo impugneremo al Tar». Lanciotti sottolinea che l’impianto normativo della riforma che dispone le fusioni è sbagliato e che «non è una battaglia per rimanere in carica, visto che scadiamo ad aprile, ma per tutelare un ente utilissimo per le nostre imprese e la ricostruzione».
D’ALBERTO. Molto netto l’intervento del sindaco Gianguido D’Alberto. «Aderisco pienamente alla posizione della Camera di commercio. Qualche mese fa tutti gli enti e i territori si sono fatti sentire chiedendo uno stop alla fusione, in attesa di una sentenza che molto probabilmente dichiarerà l’incostituzionalità della legge sulle fusioni stesse. La scelta della Regione di ignorarci è un’offesa e un insulto – trasversale perchè abbiamo appartenenze politiche diverse – a un territorio in grave difficoltà per il sisma. Non è possibile che continui questo sbilanciamento rispetto ad altri territori: perchè L’Aquila ha alzato la voce, perchè c’è stata una pressione politica è stata fatta questa scelta?».
RECCHIUTI. Solidale anche la Provincia, per cui era presente il vicepresidente Alessandro Recchiuti: «Il mio è un ruolo scomodo perchè sono dell’area del presidente Marco Marsilio, ma c’è bisogno di avere coraggio di andare oltre le appartenenze politiche. Noi garantiamo il massimo sostegno alla camera di commercio: si imponeva un’attesa sulla decisione. Auspico anch’io che chi ricopre un ruolo anche a tutela della provincia di Teramo faccia sentire la propria voce non su una battaglia Teramo-L’Aquila ma per il rispetto della provincia di Teramo. Abbiamo una provincia da tutelare, un intero territorio che vive un’enorme difficoltà».
PEPE E CIPOLLETTI. Il consigliere regionale Pd Dino Pepe ha sottolineato la correttezza del vicepresidente della Provincia contrapponenendola all’«irrilevanza dei consiglieri regionali in consiglio e in giunta, che sono stati sensibilizzati, che avrebbero potuto convincere il presidente Marsilio e che non l’hanno fatto. Bastava aspettare 90 giorni».Anche il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Marco Cipolletti sulla stessa lunghezza d’onda: «un atto immotivato e incomprensibile quello della Regione. Dispiace che i consiglieri regionali di maggioranza del territorio non abbiamo ritenuto di spendersi su qualcosa molto importante per la provincia. In queste cose bisogna metterci il cuore».
LE IMPRESE. Presenti anche il presidente dell’Api Alfonso Marcozzi, quello di Confartigianato Luciano Di Marzio, quello della Cna Bernardo Sofia, della Cia Roberto Battaglia. Fra l’altro Di Marzio ha chiesto di indagare sul perchè «L’Aquila è tanto interessata alla fusione: bisogna controllare bilanci e gestione. Se dobbiamo andare a prenderci i debiti degli altri, non siamo disponibili». Nessuno lo dice ufficialmente, ma si parla di un peso notevole, esercitato sui bilanci dell’ente aquilano, dall’esistenza del centro studi e dell’azienda speciale, che costerebbero alcune centinaia di migliaia di euro. Al riguardo Lanciotti non si sbilancia più di tanto: «il nostro bilancio è virtuoso e pubblico e nel piano triennale abbiamo stanziato 1,6 milioni per le aziende. Quello dell’Aquila è un problema dell’Aquila. Certo, per stessa ammissione del loro presidente hanno difficoltà gestionali e amministrative, a loro dire perchè non è stata fatta la fusione».
AVVOCATI E COMMERCIALISTI. Comunque sia, a sostenere la battaglia sono anche gli ordini professionali. In particolare quello degli avvocati. Il presidente Antonio Lessiani ha parlato di «decisione irrispettosa, per usare un eufemismo, delle istituzioni. Ma anche dannosa ed esiziale per il nostro territorio». Lessiani ha fatto riferimento all’organismo di composizione di crisi di impresa, che con la fusione potrebbe essere istituito nella sede aquilana della costituenda Camera di commercio del Gran Sasso «creando pregiudizio non solo ai professionisti ma anche ai cittadini». Solidale anche l’Ordine dei commercialisti: «Siamo con la camera di commercio e siamo disponibili a controllare i bilanci dell’ente aquilano», ha affermato il vicepresidente Maurizio Di Provvido.
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