Tutti i campi di calcio vietati al pubblico

30 Marzo 2016

Roseto, nessuno dei cinque impianti è agibile. Le società sportive: «Per giocare in casa serve l’ordinanza del sindaco»

ROSETO. «Ha senso detenere il titolo di “Città dello sport” quando nessuno dei campi di calcio a Roseto è omologato per ospitare il pubblico?» È la domanda che circola sempre con maggiore insistenza tra gli addetti ai lavori, i quali lamentano una situazione che stride con il riconoscimento ottenuto qualche anno fa dall’apposita commissione Aces Europa, che ha decretato Roseto Comune europeo dello sport per il 2013. «Sono passati appena tre anni», è l’amara riflessione di Pino Lamedica, presidente della Asd Rosetana calcio, società che milita in 1ª categoria, «ma da allora la situazione è decisamente peggiorata, visto che per poter disputare le gare interne negli impianti comunali è necessario che il sindaco emani un’apposita ordinanza».

Infatti, le attuali condizioni dei cinque campi di calcio che si trovano sul territorio comunale non consentono la presenza di pubblico, tanto è vero che per poter disputare le partite dei vari campionati c’è bisogno di un apposito provvedimento che limiti a 99 unità la presenza di pubblico.

E questo vale per gli impianti di Cologna Paese, Cologna Spiaggia e anche per il Fonte dell’Olmo. Qui c’è il problema delle due tribune del lato ovest: sono infatti altissime e molto distanti l’una dall’altra. «Sarebbe opportuno abbassarle e spostarle più al centro», è l’idea di Maurizio Ceré, dirigente della Roseto calcio 1920, società che milita nel campionato di 2ª categoria «in modo da rendere fruibile anche il lato ovest dello stadio con una tribuna unica riservata alla tifoseria ospite. Ma per riportare all’iniziale omologazione a 3.800 spettatori e rendere l’impianto utilizzabile anche per spettacoli non sportivi, è necessario che torni al suo posto anche la tribuna che si trovava sul lato opposto del campo, quello est, inspiegabilmente fatta smontare dall’allora assessore Ferdinando Perletta e portata nel campo di Cologna Paese, peraltro ormai in disuso».

Non c’è invece alcuna possibilità che gli spettatori assistano a gare che si disputano sul campo di Santa Lucia né al Patrizi, perché i due impianti non dispongono di servizi igienici per il pubblico. «Per mettere a norma il Santa Lucia basterebbe poco», dice Marcello Di Febo, presidente della Amatori Antimo Felicioni, «ma evidentemente è sempre mancata la volontà di farlo. Intanto i nostri giocatori respirano una polvere scura ogni volta che scendono in campo, inoltre quando disputiamo una gara, così come per gli allenamenti, è necessario portare al seguito almeno una decina di palloni perché manca la recinzione esterna e quanto qualcuno tira la palla fuori è difficile recuperarla tra i campi». «Il Santa Lucia andrebbe smantellato e rifatto» è l’idea di Ezio Passa, presidente della Virtus Roseto, una società amatoriale over 40, «perché ormai i problemi sono diventati talmente tanti che effettuare interventi tampone sarebbe inutile. Di contro tutte le società devono pagare il ticket (di un importo non eccessivo, per la verità) per poter utilizzare tale impianto, a fronte del quale però i servizi a disposizione sono assolutamente carenti. Per questo motivo, quando giochiamo le gare ufficiali in casa, siamo costretti ad affittare l’impianto De Cecco».

Federico Centola

©RIPRODUZIONE RISERVATA