Tv a luci rosse, conti salati per i vecchi abbonamenti

L’associazione “Robin Hood”: dopo anni arrivano ad anziani o ai loro eredi richieste di pagare 9-10mila euro perché non ci sono state le disdette
TERAMO. Si sono ritrovati con conti anche di 9-10mila euro da pagare. Sono anziani, o addirittura gli eredi di anziani ormai trapassati. Che anni fa avevano però sottoscritto un abbonamento a una Pay tv a luci rosse.
Al di là dell’imbarazzo di un figlio che scopre “a posteriori” che l’anziano genitore indulgeva nella visione di film porno, il problema più impellente è di carattere economico. In questo periodo sono arrivate diverse lettere di una ditta che in maniera molto perentoria – minaccia infatti ingiunzioni di pagamento – chiede la corresponsione di una decina d’anni, a volte anche di più, di canoni di abbonamento mai pagati. Molti destinatari delle lettere si sono rivolti all’associazione consumatori “Robin Hood”. Il presidente, Pasquale Di Ferdinando, racconta un caso per tutti.
E’ quello di una donna teramana che per quasi trent’anni non ha avuto alcun rapporto con il padre, A.M., che alla fine è morto. Il genitore le ha lasciato in eredità un appartamento. Appena la donna ha accettato l’eredità le è arrivata la sorpresa, una lettera da un’azienda che le chiede di pagare 9mila euro per un abbonamento a una pay tv a luci rosse, stipulato dal padre una decina di anni fa e, pare, mai rescisso. Si tratta di una nuova società che ha acquisito diritti società precedente che vendeva il servizio televisivo. «Alla richiesta di documentazione da parte della signora la società manda un modello con informazioni sulla privacy, ma non il contratto stipulato dal padre, nè la spiegazione di come si è arrivati alla somma di 9mila euro», spiega Di Ferdinando, «vengono citate varie leggi, alcune peraltro non c’entrano niente. La lettera rimanda a un sito, in cui è pubblicata tutta una serie di sentenze a loro favorevoli, in cui si sostiene che la prescrizione è decennale e non quinquennale, cioè breve, che si applica agli abbonamenti».
E’ ovvio che dopo tanti anni, anche se il genitore fosse vivente, sarebbe difficile esibire la prova della disdetta. «C’è poi l’aspetto dell’erogazione del servizio: la società originaria ha chiuso ed è stata acquisita: il servizio è stato erogato in questi anni o no? Stiamo verificando. Inoltre pare che all'epoca questi canali a pagamento erano vietati in Italia, si vedevano con un escamotage: si sottoscrivevano in Francia e poi venivano riversati qui. Si sta indagando dunque sulla legittimità dei passaggi societari che sulla continuità del servizio», aggiunge Di Ferdinando. .
All’associazione “Robin Hood” finora sono arrivati due casi di eredi chiamati a pagare per i genitori ma anche altri casi di persone, ormai anziane, ancora in vita. «In tutti i casi per anni non è arrivato niente, il servizio non è stato utilizzato e ora, come un fulmine a ciel sereno arrivano le richieste di pagamento. Tutte oscillano fra gli 8mila e i 10mila euro. Stiamo verificando le azioni di tutela possibili. Comunque è bene raccomandare di chiudere qualsiasi abbonamento, di disdirlo».
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