Ucat, contributo decisivo: ha gestito 14mila positivi

L’unità di coordinamento dell’attività territoriale è nata dopo la prima ondata «È fondamentale averla con l’escalation di contagi dovuta alla variante inglese»
TERAMO. Oltre 14mila pazienti positivi presi in carico dall’Unità di coordinamento dell’attività territoriale Ucat della Asl di Teramo da quando è nata, nel maggio scorso, fino a oggi. A fornire il dato è stata la stessa azienda sanitaria, che ieri ha deciso di mostrare per la prima volta i numeri dell’Ucat istituita dopo la prima ondata per gestire il contagio sul territorio, seguendo i positivi e alleviando così la pressione sugli ospedali, sia in termini di ricoveri che di possibili focolai.
«Da maggio a novembre scorsi l’Ucat ha funzionato come centrale operativa con un numero unico, lo 0861-420699, diventando un punto di riferimento dei cittadini, poi ha allargato la sua sfera di competenze», spiega la nota della Asl, continuando con un lungo elenco dei compiti dell’unità. Tra questi il tracciamento dei casi positivi e dei loro contatti, la sorveglianza sanitaria delle persone in isolamento e il tracciamento nelle scuole, ma anche la gestione delle otto Usca (unità speciali di continuità assistenziale) e delle tre Usped (unità speciali pediatriche uniche in Abruzzo), compresa l’attività di telemedicina. E poi l’effettuazione dei tamponi nei sette drive-test in provincia e a domicilio, ma anche il coordinamento con il Sisp (servizio di igiene e sanità pubblica) oltre che dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, la gestione del contact center e del settore informatico per l’elaborazione dati.
Continua la Asl di Teramo: «All’Ucat lavorano 84 operatori, più di 50 sanitari e il resto amministrativi, che tengono attiva la struttura dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Il contact center ha gestito, dalla sua istituzione, 228.711 chiamate (59.223 nel 2021)».
Poi ancora: «Attualmente l’Ucat si trova a gestire la cosiddetta terza ondata con un aumento di casi positivi. Ieri sono stati 128 i nuovi casi, 98 dei quali di sospetta variante inglese». Spiega il coordinatore dell’Ucat teramana Giandomenico Pinto: «La fase attuale è caratterizzata, ormai dalla fine di gennaio, da un’escalation di positività con la variante inglese che ha sostituito quasi del tutto il Covid-19 tradizionale. La variante inglese colpisce essenzialmente i soggetti più giovani, tanto che rileviamo un incremento della circolazione del virus nel mondo scolastico». Continua Pinto: «La capacità dell’Ucat di fare un tracciamento immediato del positivo e dei suoi contatti consente di isolarli e ridurre il diffondersi del contagio. Tutto questo a differenza della prima ondata, quando l’impatto della pandemia è stato tutto sommato minore rispetto a ora e la gestione è stata prevalentemente ospedaliera. La nascita dell’Ucat ha segnato invece la consapevolezza che andava potenziata l’assistenza sul territorio e questo ci ha consentito di gestire una pesante seconda ondata, dopo l’estate, grazie alla capacità di presa in carico a domicilio dei soggetti coinvolti evitando accessi impropri ai pronto soccorso e agli ospedali».(l.t.)
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