Uccise l’amico a coltellate «Era capace di intendere»

28 Giugno 2014

Lo ha detto lo psichiatra nominato dal giudice nel processo abbreviato a Marsili il 44enne di Alba che deve rispondere dell’omicidio di Gabriele Di Clemente

ALBA ADRIATICA. Era pienamente consapevole di ciò che stava facendo Andrea Marsili, il 44enne di Alba che nell’aprile scorso uccise a coltellate, al culmine di una lite, l’amico che lo aveva invitato a cena, il 72enne Gabriele Di Clemente. E’ questa la conclusione alla quale è giunto il perito nominato dal tribunale, lo psichiatra Sabatino Trotta, responsabile del centro di salute mentale della Asl di Pescara, la cui relazione è stata illustrata ieri nel corso del processo con rito abbreviato che si è svolto davanti al gup di Teramo Giovanni de Rensis. Lo psichiatra ha tracciato il quadro clinico di un uomo affetto da disturbi della personalità e dalle conseguenze dell’alcolismo, ma al momento del delitto era capace di intendere e volere.

La perizia di parte presentata dal difensore dell’imputato, l ’avvocato Florindo Tribotti, traccia più o meno lo stesso quadro clinico, ma giunge a conclusioni opposte: Marsili era ed è incapace di intendere. Ed è su questo discrimine che si gioca il destino giudiziario del 44enne albense, sul quale pesa l’accusa di omicidio volontario, giacché non è in discussione il fatto che sia stato lui ad uccidere l’amico.

Erano in quattro quella sera di aprile seduti attorno al tavolo in casa di Di Clemente: la vittima, l’uomo che di lì a poco sarebbe diventato il suo assassino e altri due amici. Si beve molto a quella cena e la lite scoppia quando gli altri due commensali sono già andati via. Il motivo: la restituzione di piccole somme di denaro. Questioni di poco conto, ma sufficienti a far degenerare la situazione. Marsili dapprima colpisce il suo amico a mani nude – il cadavere verrà trovato con diverse tumefazioni – poi afferra un coltellino svizzero con la lama di appena 8 centimetri e comincia a colpire all’impazzata. Sono una trentina le coltellate inferte, ma una sola si rivelerà mortale, quella che lo raggiunge al collo provocando una forte emorragia.

Marsili va via lasciando tracce di sangue sulle scale. Grazie ad alcune testimonianze i carabinieri ci mettono poco a individuare il presunto assassino: perquisiscono la sua abitazione e trovano gli abiti sporchi di sangue. Marsili dapprima tenta di negare e di resistere, ma poi si consegna ai carabinieri. Viene portato in carcere ed è ancora lì che si trova. L’udienza è stata rinviata al 17 settembre prossimo e per quella data si dovrebbe conoscere la sentenza. (e.a.)

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