Uccise per un litigio in strada: 14 anni

22 Dicembre 2016

Condanna con l’abbreviato per il caldaista che sei mesi fa accoltellò l’imprenditore Cialini. Il pm ne aveva chiesti 17, riconosciuti i futili motivi

TERAMO. Restano le certezze di una verità processuale di primo grado, ma anche il buco nero di un salto nella violenza cieca che nessuna condanna riuscirà mai a spiegare. Perchè le scelte di vita e di morte spesso diventano tali per caso e bastano pochi secondi per seppellire la quotidianità. Quella di Paolo Cialini, 48enne imprenditore informatico di Giulianova, accoltellato a morte dopo una lite stradale davanti agli occhi della figlioletta da Dante Di Silvestre, il 60enne caldaista di Mosciano che ieri è stato condannato a 14 anni, 2 mesi e 20 giorni al termine di un abbreviato (rito alternativo che, in caso di condanna, prevede la riduzione di un terzo della pena). La cronaca della giornata racconta di un suo lieve malore in aula e della scelta di non esserci al momento della lettura del dispositivo.

Per lui il pm Enrica Medori ha chiesto 17 anni per omicidio volontario aggravato dai futili motivi con il riconoscimento delle generiche equivalenti alle aggravanti, mentre in un’articolata e complessa arringa durata quasi tre ore il difensore dell’imputato, l’avvocato Gennaro Lettieri (insieme al legale Nadia Baldini), ha tracciato l’ipotesi di un delitto preterintenzionale partendo da quel fendente vibrato nella zona ascellare della vittima da un uomo, Di Silvestre, che si era accasciato insieme a lui, aveva chiamato l’ambulanza del 118, aveva chiamato i suoi familiari, era rimasto in strada ad attendere l’arrivo dei soccorsi, aveva sempre ripetuto di aver agito senza accorgersi della presenza della bimba in auto.

Ma il gup Giovanni de Rensis ha confermato il volontario per futili motivi, condannando l’uomo a 14 anni, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro a favore della figlia della vittima, di 40mila in favore della compagna e 20mila in favore della sorella. Va detto che Di Silvestre già nei mesi scorsi ha provveduto ad un iniziale risarcimento della bambina, così come certificato in alcuni documenti presentati durante l’udienza preliminare. Fin qui le dinamiche di un processo partito con la richiesta di un giudizio immediato da parte della procura e finito con un rito abbreviato. E’ evidente che per capire il perchè della decisione del giudice bisognerà aspettare di conoscere le motivazioni preannunciate tra novanta giorni. A raccontare il dramma di quel pomeriggio del 14 giugno restano le immagini scattate in viale Orsini, a Giulianova Lido, i verbali dei carabinieri, la confessione di un artigiano incensurato da tutti descritto come «brava persona, grande lavoratore, non in grado di fare del male a nessuno» che in pochi secondi diventa indagato per omicidio . Secondo gli investigatori quel pomeriggio d di sei mesi fa tutto sarebbe iniziato intorno alle 15 quando la Fiat Punto guidata da Cialini uscì da via Galvani con lui alla guida e la bambina sul sedile posteriore. Padre e figlia erano stati ad una festa da alcuni parenti. La Punto avrebbe incrociato il furgone Fiorino con al volante Di Silvestre. Poi quel qualcosa successo per una questione di viabilità, forse una precedenza. Sarebbero volate parole grosse, insulti in un crescendo degenerato. Entrambi sarebbero scesi dai mezzi e poi l’irreparabile. Con Di Silvestre che sarebbe rientrato nella macchina per prendere qualcosa con cui spaventare «ma non uccidere» ha ripetuto sempre. Ma quando si trova di fronte Cialini in mano ha un coltello, di quelli usati per i lavori dell’orto di un familiare. Pochi secondi per un fendente che colpisce la vittima mentre la sua bambina guarda tutto e diventa l’unico teste. Il caldaista ha sempre detto di non essersi accorto che nell’automobile ci fosse lei, di non averla vista, di non essersi reso conto di quello che stava succedendo quando Cialini gli si accascia davanti e lui lo sorregge, lo soccorre, chiama il 118 con il suo telefono cellulare, aspetta l’arrivo dell’ambulanaza.

A luglio per qualche ora Di Silvestre ha lasciato il carcere dopo la decisione del tribunale del Riesame dell'Aquila che aveva annullato l'arresto per un cavillo procedurale. A seguito di questo provvedimento c’è stata una seconda ordinanza di custodia cautelare che ha riportato il caldaista nel carcere teramano di Castrogno con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Ora il processo si sposta in appello.

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