Uccise per una lite, pena ridotta a 12 anni

Il caldaista di Mosciano ne aveva presi 14 in primo grado. Le attenuanti ritenute prevalenti sull’unica aggravante
GIULIANOVA. Ridotta di due anni, in appello, la pena per l'omicidio di Paolo Cialini, l'imprenditore di Giulianova di 41 anni ucciso con una coltellata al termine di un diverbio stradale. La corte d'appello dell'Aquila, ritenendo le attenuanti generiche prevalenti sull'unica aggravante contestata, quella dei futili motivi, ha infatti ridotto da 14 a 12 anni di reclusione la pena a carico del 61enne caldaista di Mosciano Dante Di Silvestre, che doveva rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato.
I fatti contestati a Di Silvestre, che è stato processato con il rito abbreviato, risalgono al giugno del 2016 quando il caldaista, a bordo del furgone con cui si muoveva abitualmente per lavoro, incrociò in una traversa di viale Orsini la vettura condotta da Paolo Cialini, imprenditore informatico. A bordo c'era anche la figlia di quest'ultimo, una bimba di appena sei anni. La lite si accese per una questione stradale, una mancata precedenza. Tra i due volarono insulti, prima dalle rispettive vetture e poi a distanza ravvicinata, poi nelle mani di Di Silvestre spuntò un coltello. Cialini fu colpito da un fendente al corpo, che si rivelò fatale. I difensori dell'artigiano, gli avvocati Gennaro Lettieri e Nadia Baldini, hanno sempre sostenuto – così è stato anche ieri nel processo di appello – che si sia trattato di un omicidio preterintenzionale ed hanno sottolineato la circostanza che fu lo stesso Di Silvestre a soccorrere Cialini e a chiamare i soccorsi, aspettando in strada l'arrivo dei carabinieri. Non così per la Procura che aveva chiesto la condanna a 17 anni, in primo grado, per omicidio volontario, e aveva ottenuto 14 anni. Ieri la sentenza d'appello che ha confermato l’omicidio volontario e ha ridotto di due anni la pena a carico dell'artigiano. Di Silvestre, nel febbraio scorso, ha ottenuto gli arresti domiciliari. In attesa che la sentenza diventi definitiva, continuerà a scontare la pena a casa.
«Il risultato è buono», commenta l’avvocato Lettieri sintetizzando la posizione della difesa, «ma faccio notare che, avendo dichiarato la prevalenza delle generiche, la riduzione si poteva spingere fino a un terzo. Insomma, potevano scendere fino a dieci anni. Faremo certamente ricorso in Cassazione».
L’avvocato Giovanni Melchiorre, che rappresentava in giudizio la compagna dell’imprenditore ucciso, commenta così la sentenza d’appello: «Intanto è acclarato che si è trattato di omicidio volontario, ma un po’ di amarezza resta perché si tratta di una pena mite, determinata certamente dal rito scelto dall’imputato. L’impressione è che si sia valorizzata un po’ troppo l’aspettativa di vita dell’imputato e non quella della vittima, né tantomeno la qualità della vita della figlia».
A proposito della bambina, che vide morire tragicamente il padre, Di Silvestre l’ha risarcita spontaneamente cedendole la casa dove abitava e una quota ereditaria di beni avuti dal padre, per un valore di circa 150mila euro. Sul piano civilistico, tuttavia, la vicenda è ancora tutta da definire.
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