Uccisero il figlio: condannati i genitori

Ergastolo per il padre Danny Pruscino, 25 anni alla madre Katia Reginella.Il corpo del piccolo non è mai stato trovato
MACERATA. I genitori non li scegli e nei giorni in cui l’Italia precipita nel baratro della strage di Motta Visconti, nell’aula di corte d’assise di Macerata la verità giudiziaria di un primo grado chiude il caso del piccolo Jason. Una storia senza senso, un salto nella violenza cieca che nessuna sentenza riuscirà a spiegare. Nemmeno una condanna a 25 anni per una mamma e un ergastolo con isolamento diurno per un padre accusati di aver ucciso il loro bambino di 2 mesi, buttando chissà dove il corpicino. Era il luglio del 2011 quando sulle pagine di cronaca rimbalzò ancora il nome di Folignano, piccolo centro alle porte di Ascoli già conosciuto ai cronisti arrivati ad aprile per l’omicidio di Melania Rea. Perchè Melania e il marito Salvatore Parolisi abitavano a Folignano e agli inviati catapultati da ogni angolo d’Italia per quello che sarebbe diventato il caso giudiziario dell’anno sembrò uno strano gioco del destino raccontare, sempre dallo steso posto, la storia di un neonato sparito e di due genitori subito arrestati per omicidio. Perchè i coniugi Katia Reginella e Danny Pruscino, entrambi poco meno che trentenni, lei originaria di Nereto e lui di Corropoli, alle spalle avevano un complesso e difficile percorso di vita genitori, prima che del piccolo Jason, anche di altri due figli che il tribunale dei minori aveva dato in affido perchè avevano subito maltrattamenti e per questo riportato lesioni permanenti. Quando scatta l’allarme il piccolo è sparito già da qualche settimana. Cominciano le prime indagini che si snodano tra mezze verità e accuse. I due danno varie versioni dell’accaduto, a volte contraddittorie, accusandosi e scaricando l’uno sull’altro le responsabilità del gesto. Inizialmente sostengono di averlo portato in Germania da alcuni parenti perchè spaventati dall’idea che potessero portarlo via da loro come gli altri, ma ben presto cominciano ad accusarsi dell’omicidio. Il corpicino per mesi viene cercato tra Folignano e nei boschi di Casteltrosino dove, secondo i primi racconti dei due, sarebbe stato gettato di notte chiuso in un sacco della spazzatura. A dicembre dell’anno scorso arriva una nuova versione dell’uomo che fa intendere ai suoi legali che il corpo sarebbe stato sepolto vicino al cimitero di Maltignano. Senza far capire da chi e quando. Per due giornate i carabinieri scavano alla ricerca di qualcosa che non viene trovato. Nel corso delle indagini la donna ripete sempre che ad uccidere il figlio è stato il marito sbattendolo contro un mobile perchè il piccolo piangeva troppo. Poi lei lo avrebbe accompagnato in macchina a Casteltrosino per disfarsi del corpicino. Lui, invece, accusa la donna di non aver voluto portare il piccolo in ospedale. Una versione, quella della donna, che i giudici hanno ritenuto credibile vista la differenza delle pene inflitte. La perizia psichiatrica che la corte (presieduta dal giudice Claudio Bonifaci) ha disposto per la mamma sostiene che lei sia capace di intendere e di volere, ma che abbia le capacità mentali di un bambino di 10 anni. Il suo legale, l’avvocato Vincenzo Di Nanna, nei giorni scorsi ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per denunciare le modalità con cui sarebbe stata sottoposta ad interrogatorio . «L’emotività, suggestioni e passioni sono prevalse sulla ragione, il diritto e le prove», dice dopo la sentenza, «la verità “rimossa”è quella contenuta nei due fascicoli archiviati e il reato, di cui sono vittime i figli e la stessa Reginella, è quello dei maltrattamenti in famiglia». I legali di Pruscino, gli avvocati Felice Franchi e Vittorio D’Angelo, annunciano ricorso in Appello.
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