Uccisero il figlio, pena ridotta alla madre

25 Giugno 2015

Processo d’appello per l’omicidio del piccolo Jason: per lei condanna a 18 anni (erano 25), per lui confermato l’ergastolo

TERAMO. Pena ridotta da 25 a 18 anni per lei; conferma dell’ergastolo per lui. Questa la decisione della corte d’assise d’appello di Ancona nel processo di secondo grado per la morte del piccolo Jason, il bambino di appena due mesi ucciso, secondo le accuse, dal padre Danny Pruscino con il concorso della mamma Katia Reginella.

Una vicenda agghiacciante che quattro anni fa – era il luglio del 2011 – colpì particolarmente l’opinione pubblica. Il delitto avvenne a Folignano, piccolo centro alle porte di Ascoli Piceno, già tristemente noto alle cronache nazionali perché era il paese dove abitavano Salvatore Parolisi e la moglie Melania Rea. Questa volta è una giovane coppia a macchiarsi di un delitto inconcepibile: lui originario di Corropoli, lei di Nereto, entrambi poco meno che trentenni, ma già con una vita familiare difficilissima e tormentata alle spalle. Jason non era il loro primo figlio: ne avevano avuti altri due, ma erano stati dati in affidamento dal tribunale dei minori perché avevano subìto dei maltrattamenti riportando delle lesioni permanenti.

Lo stesso avviene con Jason, ma questa volta il padre ci va troppo pesante e lo uccide. Secondo quanto stabilito nei processi di primo e secondo grado, Pruscino, in uno scatto di ira o solo di insofferenza, lo avrebbe sbattuto contro un mobile perché il piccolo piangeva e non ce la faceva più a sopportarlo.

Una verità – se sarà quella definitiva, perché è possibile che il processo venga riesaminato dalla Cassazione – emersa a fatica dopo una serie di mezze ammissioni, bugie e depistaggi da parte dei due coniugi. Quando viene scoperta la scomparsa del piccolo è già passata qualche settimana dal delitto. Inizialmente marito e moglie (che dopo qualche tempo si separeranno) dicono che il bimbo è stato portato da alcuni parenti in Germania per paura che il tribunale glielo togliesse come era accaduto per gli altri due. Il piccolo viene cercato, ma di lui non c’è traccia, né in Germania né altrove. Poi il padre dà una nuova versione: Jason è morto e il corpicino sarebbe stato sepolto vicino al cimitero di Maltignano, non lontano da Folignano, ma anche in questo caso le ricerche non danno esito. Messi alle strette dagli inquirenti, Katia e Danny cominciano ad a accusarsi l’un l’altro: lui dice che il bimbo si era sentito male e che la moglie si era rifiutata di portarlo in ospedale; lei racconta invece che è stato il padre a sbatterlo contro un mobile perché piangeva, per poi disfarsi del cadaverino. E’ questa la versione che viene creduta dai giudici, ma lei viene accusata del concorso nell’omicidio e in primo grado, a Macerata, viene condannata a 25 anni, mentre per il marito c’è l’ergastolo perché gli viene addebitata l’aggravante dei motivi futili e abietti.Un’aggravante cancellata dalla corte d’assise d’appello, che però conferma l’ergastolo. Per lei invece c’è una forte riduzione della pena – 18 anni invece di 25 – ma secondo il suo difensore, l’avvocato teramano Vincenzo Di Nanna, la verità non è ancora stata trovata. «Rimango convinto dell’estraneità di Katia, il delitto lo ha commesso il marito, senza il concorso di lei. Aspetto le motivazioni della sentenza e poi proporrò ricorso per cassazione».

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