Ufficio speciale, spaccatura tra i sindaci

Alcuni difendono il direttore D’Alberto, la maggioranza chiede una conduzione diversa. Lolli: «A giorni deciderò io»
TERAMO. Ricostruzione lumaca, è giunta l’ora delle decisioni. E le decisioni sull’Ufficio speciale di Teramo, il punto di snodo cruciale delle procedure che riguardano il sisma 2016-17, dovrà inevitabilmente prenderle la Regione. Il presidente vicario Giovanni Lolli, a conclusione del comitato istituzionale sulla ricostruzione tenuto ieri in Provincia, ha preso atto che, sia pure non all’unanimità e con posizioni differenti, la maggioranza dei sindaci del cratere vuole una svolta nella conduzione dell’ufficio. Una svolta che non può non coinvolgere il direttore dell’Usr, Marcello D’Alberto. La cui posizione, oggi, è più traballante che mai. Lolli ha detto, in sintesi: «Farò le mie valutazioni, la responsabilità politica è della Regione e assumerò le decisioni del caso. Ci aggiorniamo tra qualche giorno».
Nel corso della riunione i due sindaci di Colledara e Pizzoli Manuele Tiberii e Giovannino Anastasio, nella loro veste di ispettori inviati all’Usr dalla Regione, hanno ribadito quanto già emerso nei giorni scorsi, sottolineando come le problematiche maggiori dell'ufficio ricostruzione siano la complessità delle procedure burocratiche e il poco personale, precisando però che anche l'aumento delle unità operative non avrebbe comunque risolto il problema. Perché il vero nodo da sciogliere sembra essere proprio quello burocratico, aspetto che avrebbe reso difficile anche l'acquisizione delle informazioni durante l'ispezione dei giorni scorsi all'Usr. «Non siamo andati come investigatori o come dei revisori», hanno tenuto a precisare i due sindaci alla platea, «ma con il mandato di capire se ci fosse una soluzione e quale potesse essere». Soluzione che però Tiberii e Anastasio hanno ammesso di non essere riusciti ad individuare, puntando il dito contro l'assenza dell'anima politica che dovrebbe guidare la ricostruzione.
Alla relazione degli ispettori ha fatto seguito una serie di interventi dai quali è emersa una spaccatura abbastanza evidente in due fazioni (quella del “via D’Alberto” e quella del “non è colpa di D’Alberto”) tra i sindaci del cratere. Tra le proposte avanzate c’è stata anche quella di arrivare a fine dicembre per poi aprire un concorso con l'obiettivo di individuare una nuova figura tecnica da mettere a capo dell'ufficio. Una soluzione che, visti i tempi, avrebbe però di fatto, secondo molti sindaci, paralizzato ulteriormente l'ufficio. Diverse le voci che si sono alzate a difesa di D'Alberto, con i sindaci di Civitella Cristina Di Pietro e di Colledara, il già citato Tiberii, che hanno ribadito la volontà di non mettere alla gogna l'attuale direttore dell'ufficio speciale ma di trovare una soluzione condivisa che accelerasse i tempi della ricostruzione.
Tuttavia la maggioranza degli interventi ha messo in evidenza che è proprio il modello di ufficio che non va, e – ha sottolineato più di un sindaco – l’impostazione dell’ufficio la dà il direttore. Quanto al pensare che rimuovere D’Alberto faccia magicamente decollare la ricostruzione, questo non lo pensa nessuno. Anzi: la preoccupazione di tutti è quella che, rimosso D’Alberto, ci sia un vuoto decisionale, per cui è stato ribadito da più parti che, qualunque soluzione dovesse essere scelta dalla Regione, dovrà essere comunque garantita la continuità dell’organo. Ma, nel contempo, va assolutamente definito un percorso diverso.
Il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura ha dichiarato: «La Provincia vuole dare una mano sostanziale sulla ricostruzione, faremo sistema con la Regione con una convenzione per occuparci di ampliare l’ufficio ricostruzione. Ovvero, saremo noi a fare le selezioni pubbliche per aumentare le unità di lavoro all’Usr nei tempi più stretti che la legge consente. Il problema però non è solo l’ufficio ma la legge, che così com’è fatta non aiuta. Chiamerò a raccolta tutti i parlamentari delle province interessate dal cratere», conclude Di Bonaventura, «perché loro devono lavorare a Roma per migliorare la legge». (Ha collaborato
Alessia Marconi)
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