Un bivacco alpino restaurato nel nome del finanziere Giulio

10 Dicembre 2023

I genitori del 28enne precipitato durante un’esercitazione hanno devoluto la somma donata dai colleghi del ragazzo

TERAMO. «Giulio continuerà a vivere tra i suoi monti, nelle cose che faceva sempre con tanta passione»: mamma Adima affonda nel cuore perché il dolore è materia delicata e ci sono molti modi per raccontarlo, per sottrarlo all’usura del tempo. Adima Lamborghini, conosciuta pediatra, è la mamma di Giulio Alberto Pacchione, il 28enne finanziere di Silvi che ad agosto è morto sulle Alpi insieme a un collega durante una scalata di addestramento.
In questi giorni lei e suo marito Dario, anche lui medico, sono a Tarvisio, dove Giulio abitava ed era in servizio: hanno devoluto la somma raccolta dai colleghi del giovane e dal comando per la ristrutturazione del bivacco Luca Vuerich, sulle Alpi Giulie. «Un bivacco alla cui sistemazione Giulio aveva lavorato durante il suo tempo libero con altri amici», dice mamma Adima, «ci è sembrato naturale e giusto destinare la somma a questa struttura. Un grande ringraziamento ai suoi colleghi e al comando della Finanza».
Giulio Alberto era un tecnico del Soccorso alpino delle Fiamme Gialle, innamorato della montagna da quando a 14 anni si era trasferito in Friuli Venezia Giulia per studiare, diventando prima maestro di sci e poi soccorritore. La montagna era la sua vita e chi vive di montagna sa che è un posto della memoria, un luogo dove il passato si conserva più a lungo. “Pacchio”, come lo chiamavano con affetto in Val Canale, era un figlio della montagna e il suo nome resterà per sempre sulle Alpi Giulie con la sistemazione del bivacco e la via di arrampicata che lui stava aprendo in fondo a una valle e che prossimamente gli sarà dedicata. Così come a gennaio gli sarà intitolato uno spazio della caserma Costantini di Teramo che ospita il comando provinciale delle Fiamme Gialle. Giulio aveva realizzato il suo sogno che era quello di lavorare in montagna e la montagna la sua vita l’ha presa fino all’ultimo respiro quando a metà agosto lui e il collega finanziere Lorenzo Paroni, 30enne di Pordenone, sono morti nella scalata di addestramento sulle Alpi Giulie, sul monte Mangart, al confine tra Italia e Slovenia.
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