Un campo da terzo mondo per la squadra dei migranti

Roseto, oggi i ragazzi di colore debuttano nel campionato Csi a Santa Lucia L’impianto è fatiscente dal terreno agli spogliatoi. Passa: «Va rifatto daccapo»
ROSETO. Impianto sportivo da terzo mondo per i migranti ospiti del residence Felicioni. È infatti prevista per oggi alle 14,30 la partita di esordio nel campionato Csi della formazione amatori della Rosetana calcio, composta esclusivamente da ragazzi di colore, i quali dovranno vedersela con la compagine Miller di Voltarrosto. Ma l’avversario più ostico per entrambe le squadre sarà il terreno di gioco che è in condizioni pessime così come l’intero impianto.
«Immagino che per l’occasione saranno presenti delle autorità», è il commento di Ezio Passa, presidente della Virtus Roseto, una delle sei società amatoriali che utilizzano il campo di calcio oltre alle numerose formazioni giovanili, «ma il Comune non farà certo una bella figura viste le pessime condizioni dell’impianto». Il primo problema riguarda il pubblico in quanto non ci sarebbe alcuna possibilità che gli spettatori assistano alle gare sul campo di Santa Lucia perché l’impianto non dispone di servizi igienici per loro. Inoltre il terreno di gioco è in terra battuta, quindi molto polveroso se non abbondantemente annaffiato prima di ogni partita. Ma il problema riguarda l’intero impianto, a partire dagli spogliatoi per finire alle docce e a tutto il resto, che ormai cade a pezzi, quindi ci sarebbe bisogno di interventi importanti sulla struttura. In passato questa situazione aveva scatenato le proteste dei genitori dei giovani calciatori, alcuni dei i quali avevano anche deciso di costituirsi in comitato per far sentire la propria voce all’amministrazione comunale. In più di un’occasione la Federcalcio ha applicato sanzioni alle società locali che utilizzano l’impianto a causa della mancanza di acqua calda e per gli spogliatoi in precarie condizioni.
«Il Santa Lucia andrebbe smantellato e rifatto daccapo», è l’idea di Passa, «perché ormai i problemi sono diventati talmente tanti che effettuare interventi tampone sarebbe inutile. Di contro tutte le società devono pagare il ticket per poter utilizzare tale impianto, a fronte del quale però i servizi a disposizione sono assolutamente carenti».
Federico Centola
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