«Un mese senza Flavia, la vita è vuota»

24 Settembre 2022

Ieri una messa per ricordare la ragazza travolta da un automobilista ubriaco: «I suoi dipinti rimasti a metà per sempre»

ROSETO. I disegni lasciati a metà nella casa di Roma, il suo angolo per dipingere rimasto vuoto: tutto a raccontare la vita che non c’è più. Papà Antonio e mamma Raffaella hanno attraversato l’ultimo mese come una tempesta perché nessun genitore dovrebbe mai sopravvivere alla morte di un figlio. «Cosa ci manca di più? Tutto perché Flavia riempiva la casa»: Antonio Di Bonaventura usa parole cariche di amore e strazio.
Un mese fa la vita di sua figlia Flavia, 22 anni e il sogno di diventare pittrice dopo gli studi all’Accademia di Roma che frequentava con successo, è finita a pochi metri da casa dove un automobilista ubriaco l’ha travolta e uccisa mentre era in bicicletta con due amici. È morta dopo qualche giorno e i suoi organi hanno salvato altre vite perché lei così aveva scelto. «Mia figlia amava la vita in ogni sua forma», dice papà Antonio, «in questo mese abbiamo ricevuto tante telefonate di persone che in passato hanno subito trapianti e che ci hanno ringraziato per il gesto. Ma Flavia era una ragazza innamorata della vita, che guardava al futuro, che aveva una parola di incoraggiamento e di aiuto per tutti. Lo avevamo sempre saputo, ma in questo mese in tanti ci hanno raccontato episodi che non conoscevamo in cui Flavia è intervenuta per aiutare gli altri. Sapeva riconoscere il momento in cui le parole servono e possono aiutare».
Mamma Raffaella appartiene alla nota famiglia di pittori rosetani Celommi e Flavia l’arte l’aveva respirata in casa sin da piccola. Per questo gli studi all’Accademia delle Belle Arti erano sembrati lo sbocco naturale delle sue doti artistiche. «Nella casa di Roma abbiamo trovato tanti disegni, alcuni da finire, foto, video da montare», continua papà Antonio, «aveva tanti progetti, voleva fare tante cose e da un momento all’altro tutto è finito, cancellato. Gli amici di Roma stanno pensando a una mostra per ricordarla». Ieri sera a Roseto, nella chiesa dell’Assunta, è stata celebrata una messa a ricordare un mese senza Flavia. «In quei giorni la solidarietà che abbiamo ricevuto è stata davvero tantissima e per questo ringraziamo ancora tutti», conclude papà Antonio. Un mese, un anno, un secolo: il tempo, certi drammi, lo perdono. «Nessun genitore dovrebbe ricordare la morte di un figlio perché è una cosa innaturale», conclude Antonio, «e nemmeno il tempo può attutire il dolore». Perché non è vero che la morte è sempre uguale: quella dei figli lascia senza fiato, non dà mai tregua.
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