Un piano per far restare i 75 afghani sul territorio

Innanzitutto va riconosciuto loro lo status di rifugiati per ottenere finanziamenti D’Alberto: «Sindaci e privati trovino alloggi a chi vuole ricostruirsi qui una vita»
TERAMO. Ci sono 75 afghani in provincia di Teramo e una macchina istituzionale in moto a pieno regime per garantire non solo accoglienza ma permanenza e integrazione sul nostro territorio. La situazione dei rifugiati è tornata ieri al centro di un incontro istituzionale in prefettura e due giorni fa di una riunione fra enti e terzo settore in Fondazione Tercas. Attualmente sono 215 gli afgani in Abruzzo, 75 ospiti in alberghi teramani convenzionati con la Protezione civile. Si tratta di una sistemazione emergenziale in attesa, spiega il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, di «avere le risorse necessarie per potenziare il programma Sai che mira non solo ad accogliere i rifugiati ma a far sì che possano integrarsi e ricostruire la propria vita familiare, lavorativa e sociale sul nostro territorio».
D'Alberto ieri ha preso parte all'incontro in prefettura in veste di presidente Anci Abruzzo. L'obiettivo del tavolo istituzionale è innanzitutto quello di dare un inquadramento giuridico agli afghani, per poi su quel presupposto attivare l'accoglienza. Il progetto Sai, evoluzione dello Sprar, viene gestito dai Comuni ma necessita di risorse. «L'Anci nazionale e l'Anci Abruzzo confidano in un rapido bando del ministero che dia fondi per poter così avviare questo percorso fatto di integrazione: in questi anni l'80% delle persone inserite nel programma Sprar a Teramo ha trovato una stabile occupazione integrandosi nel tessuto sociale. È un dato importante che ci spinge a voler ripercorrere questa modalità di accoglienza: dare una casa ai rifugiati e una prospettiva di vita», aggiunge D'Alberto, che lancia un appello ai sindaci teramani e ai soggetti privati «affinché si comincino a cercare soluzioni abitative. Servono case, appartamenti che possano ospitare le famiglie senza dividerle e dando loro stabilità: parliamo di persone che hanno intenzione di costruire qui un futuro, hanno professionalità spendibili, esperienze lavorative e voglia di studiare. Sul nostro territorio possiamo creare un'accoglienza diffusa, fra città e borghi», conclude D'Alberto.
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