Un piano per salvare economia e lavoro

30 Giugno 2020

Cgil, Cisl e Uil presenteranno il documento ai sindaci: «La provincia è in grave emergenza, bisogna agire tutti insieme»

TERAMO. Una crisi drammatica che richiede una risposta immediata, da attuare con un progetto unitario che metta insieme tutti gli attori del territorio. A scattare la fotografia dell'assetto industriale, occupazionale e sociale del Teramano sono le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil che ieri mattina, in una conferenza stampa in piazza Martiri, hanno snocciolato i dati della crisi e tracciato un percorso per rilanciare l'economia provinciale.
NUMERI SHOCK. Le difficoltà, come hanno sottolineato i sindacati, erano presenti ben prima dell'emergenza Covid, ma negli ultimi mesi si sono ulteriormente palesate. E così se già prima del coronavirus la provincia di Teramo faceva registrare il reddito pro-capite più basso d'Abruzzo (pari in media a 20.962 euro), un reddito di pensione medio (pari a 944 euro) inferiore a quello regionale e una costante perdita di posti di lavoro, oggi si distingue per essere quella, in rapporto alla popolazione, con la più alta richiesta di ammortizzatori sociali. E se l'Abruzzo, con il mese di maggio, ha raggiunto il numero più alto di ore di cassa integrazione concesse da sempre, il Teramano ha fatto registrare rispetto al 2013 un aumento delle ore di cig del 639,09 per cento. Numeri e dati ai quali andrebbero aggiunti quelli dei contratti a termine non rinnovati, delle famiglie ormai sulla soglia di povertà, e le ben 5.036 domande di Naspi presentate dall'inizio dell'emergenza Covid.
IL PIANO. «Siamo estremamente convinti che il coronavirus non abbia fatto altro che aggravare le fragilità che già c'erano», ha sottolineato il segretario della Cisl Fabio Benintendi, «e non è un caso che questa conferenza si svolga nella piazza del capoluogo di provincia. Il fatto che ben 81mila teramani abbiano fatto ricorso alle misure di sostegno messe in campo dal Governo la dice lunga sul disagio della popolazione teramana. Di fronte a questa situazione non si può andare più in ordine sparso, con singole ricette. È necessario viaggiare insieme rispetto a priorità che abbiamo ampiamente individuato». Insomma per i sindacati bisogna agire subito e tutti insieme. Anche perché sempre più aziende, da qui a qualche mese, potrebbero registrare crisi di liquidità con conseguenze ancora più drammatiche.«Con questi numeri non andiamo da nessuna parte», ha aggiunto il segretario della Uil Fabrizio Truono, «per questo chiediamo l'impegno delle istituzioni su una chiara strategia progettuale condivisa per rilanciare un territorio che ha mostrato sì grandi fragilità ma anche grandi possibilità di sviluppo economico. Quello che serve, oggi, è avere un piano di intervento in tempi rapidi e che porti lavoro certo».
LE PRIORITÀ. Le priorità, come evidenziato dai sindacati, non possono che essere quelle di consolidare e accrescere il livello occupazionale, ammodernare e riqualificare il sistema infrastrutturale, dalle reti viarie a quelle immateriali, sostenere e rilanciare la struttura manifatturiera, industriale e artigianale, investire sulle aree interne, attivare percorsi e progetti per l'inclusione e la coesione sociale. «Dobbiamo uscire dall'analisi dei numeri ed entrare nella dimensione del fare», ha concluso il segretario della Cgil Giovanni Timoteo, «il futuro di questa provincia sarà quello che riusciremo a disegnare adesso e per questo, massimo in due settimane, metteremo insieme in un documento le nostre idee e proposte e le depositeremo in Provincia chiedendo la convocazione dell'assemblea dei sindaci, con il coinvolgimento delle aziende e del sistema della conoscenza, dall'università all'istituto zooprofilattico». Sul tavolo anche la questione sanità e in particolare il problema delle liste d'attesa, acuito in maniera drammatica dall'emergenza Covid. «Per quanto riguarda la sanità chiederemo fin da subito una riunione del comitato ristretto dei sindaci», ha spiegato Timoteo, «per evidenziare come non sia accettabile che ancora non ci sia un piano di rientro per tornare a una normalità nella gestione delle liste d'attesa».
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