Un rilevatore di targhe svela le bugie dei Santoleri

10 Marzo 2018

Si trova sulla Ss 16 a Porto Sant’Elpidio: ha documentato il passaggio dell’auto non il 9 ottobre, come hanno raccontato gli arrestati, ma la mattina del 12

GIULIANOVA. Basta poco, in un mondo sempre più pieno di telecamere, per scoprire una bugia relativa a giorno e ora di uno spostamento. Basta, ad esempio, un rilevatore di targhe installato da un comando di polizia municipale, nel caso specifico quello del Comune di Porto Sant’Elpidio, per smontare la versione da sempre fornita agli inquirenti da Giuseppe e Simone Santoleri, l’ex marito e il figlio della pittrice di origine teatina Renata Rapposelli, arrestati martedì con l’accusa di aver ucciso la congiunta nella loro casa di Giulianova e di averne occultato il cadavere in una scarpata sul fiume Chienti, vicino a Tolentino.
Le immagini di quel rilevatore sono uno degli indizi più importanti nell’inchiesta appena passata dalla Procura di Ancona a quella di Teramo e probabilmente saranno un punto fermo nel processo indiziario che si andrà a celebrare. Quel 9 ottobre, hanno sempre detto padre e figlio, fu Giuseppe Santoleri a riaccompagnare in macchina nelle Marche Renata, che viveva ad Ancona ed era andata a trovarli in treno a Giulianova. Giuseppe, secondo i Santoleri, avrebbe utilizzato la statale 16 e non l’A14 e avrebbe lasciato la donna, su richiesta di lei, vicino al santuario di Loreto. Agli inquirenti, per verificare la veridicità di questo racconto, è bastato affidarsi al rilevatore di targhe che la polizia municipale di Porto Sant’Elpidio ha posizionato sull’Adriatica. Dalle 11 alle 23.59 del 9 ottobre, in quel tratto, non risulta transitato il veicolo dei Santoleri. Che, invece, viene “pizzicato” dalla telecamera, diretto a nord, intorno alle 11 del 12 ottobre.
E, sulla base di questi due dati apparentemente inconfutabili, il racconto dei due arrestati si trasforma in un boomerang e lascia spazio alla cruda ricostruzione degli inquirenti: Renata è stata uccisa il 9 ottobre nella casa di Giulianova, il suo corpo tenuto nel bagagliaio dell’auto due giorni interi e poi portato in un luogo isolato delle Marche. Dove sarebbe stato ritrovato un mese dopo.(d.v.)
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