Una folla commossa per l’addio a Cialini

La compagna ha avuto un malore durante la cerimonia funebre. Il ricordo del nipote: «Per me eri un supereroe»
GIULIANOVA. È stata una funzione religiosa sobria, quella officiata da don Ennio Lucantoni per l’addio a Paolo Cialini, il 47enne informatico morto martedì scorso in seguito a una coltellata ricevuta da Dante Di Silvestre al termine di un banale litigio per questioni di precedenza stradale. Ad attendere il feretro, nella piazza davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo, in viale Orsini, parenti, amici e conoscenti. Alla cerimonia funebre, però, non ha preso parte la figlioletta di 6 anni, lasciata a casa con dei familiari, per il momento unica testimone della tragica aggressione.
Visibilmente scosse la madre di Cialini e la compagna Mihaela, accompagnate sottobraccio per le scale che conducono alla chiesa e rimaste in silenzio durante tutta la messa. La compagna, prima dell’arrivo in chiesa, ha avuto un malore ed è stata soccorsa dalla Croce rossa, che per tutta la durata della messa è stata presente sia in chiesa che in piazza. Don Ennio ha pronunciato un’omelia molto semplice, senza accennare minimamente alle circostanze violente in cui è morto Cialini, perché, hanno raccontato i parenti, alla madre era stato detto che il figlio era morto per un incidente stradale, senza parlare del coltello che lo ha ferito al cuore e ucciso. Il parroco ha ricordato che, fin da piccolo, Cialini si era avvicinato alla religione grazie anche alla madre. Sulla panchina di fianco, altri familiari sorreggevano la compagna di Cialini, che faceva fatica anche a camminare e stare in piedi.
Al termine della funzione religiosa, uno dei nipoti dell’uomo, insieme alla madre Antonietta, sorella del defunto, si è avvicinato al pulpito per rivolgere l’estremo saluto allo zio. «Non riesco ancora ad accettare che sia successo», ha esordito il ragazzo, «eri il punto di riferimento per tutti noi. Da piccolo ti vedevo come un supereroe, eri invincibile per me, perciò adesso sembra assurdo quello che ti è successo. Mi ricordo delle sfide di coraggio che ci facevi affrontare da piccoli, quando ci chiedevi di tuffarti tra le tue braccia. Quei momenti li porterò impressi nel cuore. Grazie per tutto quello che mi hai insegnato».
Al termine della lettera, è scoppiato un applauso spontaneo da parte dei presenti, alcuni dei quali venuti anche da Mosciano Sant’Angelo, dove Cialini aveva una ditta di consulenza informatica.
Al momento l’unica testimone dell’omicidio rimane la figlia. Per questo, il procuratore Antonio Guerriero ha nuovamente lanciato un appello affinchè chi ha visto parli. Secondo gli investigatori tutto sarebbe iniziato intorno alle 15 di martedì quando la Fiat Punto di Cialini è uscita da via Galvani. La Punto avrebbe incrociato il Fiorino con al volante Di Silvestre, caldaista di Mosciano. I due sarebbero scesi dai mezzi e ci sarebbe stato un primo litigio per mancate precedenze, durante il quale il caldaista sarebbe stato colpito con un calcio al basso ventre. Poco dopo, all’incrocio con via Verdi, i due sono scesi nuovamente dalle auto e questa volta Di Silvestre aveva in mano un coltello con cui ha colpito mortalmente al cuore Cialini. Una tragedia assurda che ha rischiato di ripetersi venerdì mattina in via Migliori quando due vicini di casa hanno avuto un violento diverbio a causa della musica troppo alata: anche in questo caso è spuntato un coltello, ma per fortuna la lite è finita senza vittime, solo una lieve ferita alla mano di uno dei contendenti.
Margherita Totaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA

