Una folla per l’addio a Davide «Non un eroe, ma un maestro»

Le parole del vescovo Michele Seccia durante la messa funebre per De Carolis, il 39enne tecnico del soccorso alpino morto nello schianto dell’elicottero del 118 sui monti di Campo Felice
TERAMO. «Non vogliamo fare di lui un eroe durante la messa, ma una testimonianza sì». Le parole del vescovo Michele Seccia si rivolgono a una cattedrale gremita che in doloroso silenzio segue i funerali di Davide De Carolis, il volontario del Soccorso alpino di 39 anni morto insieme ad altre cinque persone nell’elicottero che martedì scorso si è schiantato sul monte Cefalone a Campo Felice. La parola eroe echeggia spesso e, del resto, come altrimenti chiamare chi dà la propria vita per soccorrere gli altri. Ma è anche una parola – come dice un rappresentante del soccorso alpino, «che ora ci sta stretta: avremmo voluto un eroe in meno e un amico in più».
E ai suoi amici parla anche il vescovo, che rivolge il suo pensiero a Davide «e a tutti quelli che per salvare una persona hanno trovato la morte», esprimendo e testimoniando un valore fondamentale, anche «se vissuto in una dimensione non religiosa. Chi ha scelto di fare fino infondo il proprio dovere, sia pure per passione, oggi si erge in cattedra, per noi diventa un maestro e se ha compiuto il bene è un maestro che non possiamo dimenticare».
La cattedrale dove De Carolis era stato battezzato, ora fa da scenario al suo funerale. La commozione è sottolineata anche dal canto del coro e dalle note dell’organo, suonato anche da Enrico Melozzi, il musicista teramano amico e compagno di scuola dello scomparso. Il feretro è davanti all’altare, accanto i gonfaloni dei municipi di Teramo e di Pietracamela e, poco distante, quello del liceo classico Delfico, la scuola che aveva frequentato. Attorno, gli uomini e le donne del soccorso alpino, i vigili del fuoco, i volontari della Croce Rossa, gli operatori del 118. E gli scout, l’associazione di cui aveva fatto parte a lungo e che, come ha ricordato il rappresentante delle associazioni scoutistiche teramane Gianni Gebbia, aveva contribuito a infondergli quei valori di solidarietà e servizio verso il prossimo che poi aveva concretizzato nel suo impegno nel soccorso alpino.
C’erano, insomma coloro che erano stati parte della sua vita – divisa fra Teramo, Pietracamela e Santo Stefano di Sessanio, il piccolo borgo aquilano dove risiedeva e dove era consigliere comunale – una vita finita troppo presto, una tragedia per la quale è difficile trovare una spiegazione.
«Qualcuno ha detto», ha aggiunto il vescovo nella sua omelia, riferendosi ai lutti e alle catastrofi di questi giorni, «che Dio si è dimenticato dell’Abruzzo. Ma non ci prendiamo in giro: Dio perdona, gli uomini qualche volta, la natura mai. Queste gravi lesioni che abbiamo vissuto ci rendano tutti più attenti e previgenti».
E all’inizio della messa funebre il vescovo ha voluto rimarcare che si apprestava a «celebrare la speranza operosa e attiva», di Davide, «per dare un senso alla nostra celebrazione e, anche per chi non crede, per dare un senso alla nostra esistenza, perché possiamo essere tutti operatori del bene». Come Davide, altruista, al servizio degli altri, appassionato della montagna fino al punto di sacrificare la vita.
«Ciao Davide» ha gridato qualcuno mentre il feretro veniva caricato sul carro funebre e a quel punto il dolore muto della folla si è sciolto in un applauso che ha voluto rappresentare non solo un saluto, ma anche un omaggio e un riconoscimento a un uomo di valore.
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