Una mamma: «E ora voglio giustizia»

23 Settembre 2015

Il racconto di una donna: all’epoca il figlio di 13 mesi finì in ospedale per una grave enterite

TERAMO. La rabbia non passa. Oggi è più controllata, più composta di quella che cinque anni fa li portò dai carabinieri per denunciare, ma il tempo non l’ha scalfita. «Mio figlio allora aveva 13 mesi», racconta N.G., giovane professionista romana che nell’agosto del 2010 era ad Alba per un periodo di vacanza con la famiglia, «si sentì male mentre stava in acqua, cominciò a vomitare e poco dopo io e mio marito lo portammo portato in ospedale. La diagnosi fu enterite. Per un bambino di 13 mesi non è poco. La rabbia è ancora tanta perchè non si può giocare con la vita delle persone e dei bambini». N.G. è arrivata da Roma con il suo avvocato per partecipare all’udienza preliminare al termine della quale è stata ammessa come parte civile insieme a tanti altri genitori. «Lo so che molto probabilmente questo processo durerà tanto», racconta, «ma io voglio che sia fatta giustizia e che chi ha sbagliato paghi per quello che è successo. Noi genitori facciamo tanti sacrifici per portare al mare i nostri figli e pensiamo che lontano dalle grandi città e dall’inquinamento delle metropoli possano stare meglio e invece poi siamo costretti a ricoverarli in ospedale. Se quell’estate fossimo rimasti a Roma probabilmente mio figlio non sarebbe finito in ospedale». E ancora: «Ma quello che più mi ha fatto stare male è stata l’indifferenza di allora. Sembrava che fosse normale che ciò accadesse. Poi quando ho portato mio figlio in ospedale mi sono resa conto che era successo anche ad altri bambini. Allora ho parlato con mio marito e insieme abbiamo deciso di denunciare. E un giorno spero di poter raccontare a mio figlio cosa è successo e di chi è stata la colpa».(d.p.)

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