Una serra di marijuana nell’ex fabbrica

20 Luglio 2019

Sequestrate 600 piante e mille germogli messi a coltura. La droga avrebbe fruttato 500mila euro: arrestato un cinese

CIVITELLA DEL TRONTO. Un capannone dismesso adibito a maxi serra di marijuana con 600 piante: una coltivazione che, stimano gli investigatori, avrebbe consentito la produzione di circa un quintale di sostanza stupefacente per un valore di quasi 500mila euro.
I carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Teramo l’hanno scoperto a Villa Chierico di Civitella del Tronto, tra altri capannoni artigianali ormai vuoti.
A controllare la coltivazione, praticamente notte e giorno, un cittadino cinese di 24 anni finito in carcere e per cui nei prossimi giorni ci sarà l’udienza di convalida.
È probabile, ma questo saranno le ulteriori indagini a stabilirlo, che sia il referente di una più vasta organizzazione criminale specializzata proprio nel gestire questo genere di coltivazioni dalle prime fasi fino al mercato.
Ad attirare l’attenzione dei militari, nel corso di una normale attività di controllo sul territorio, i rumori provenienti da quel capannone, all’apparenza dimesso: in particolare quello di un impianto di condizionamento risultato sempre in funzione, 24 ore su 24. Così sono scattati gli accertamenti fino al blitz avvenuto all’alba di ieri, quando i militari hanno fatto irruzione nello stabile: qui i militari hanno trovato 600 piante di marijuana di un’altezza variabile tre i 130 e i 180 centimetri.
La coltivazione avveniva in quattro grossi stanzoni, in cui erano stati suddivisi i 350 metri quadrati del fabbricato, tutti provvisti di un articolato impianto elettrico che alimentava il sistema di aerazione, di illuminazione e di irrigazione.
Nel corso della perquisizione, oltre alle piante, sono stati trovati 600 grami di sostanza stupefacente già essiccata, otto contenitori di plastica in cui erano state messe a coltura circa 1000 germogli di marijuana.
Addetto alla vigilanza e al controllo del corretto funzionamento di tutti gli impianti, da quello elettrico a quello di aerazione, c’era il 24enne cinese risultato essere clandestino. Secondo gli investigatori da una stima approssimativa la coltivazione avrebbe prodotto di circa un quintale di sostanza stupefacente per un valore commerciale di circa 500mila euro. E sono proprio i numeri, sicuramente rilevanti, a far ipotizzare che l’uomo sia il referente di una più grossa organizzazione criminale. Le indagini mirano ora a stabilire chi sia l’intestatario di tutte le utenze e di chi sia la propria dello stabilimento trasformato in una maxi serra di marijuana.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.