Una via a Masi, ma a metà La giunta “salva” Lenin

Nereto, il Comune ricorda l’avvocato trucidato dieci anni fa con la moglie dedicandogli parte della strada dove abitava: il resto rimane al fondatore dell’Urss
NERETO. Dieci anni fa (la ricorrenza cadrà il prossimo due giugno) l’assassinio dei coniugi Libero Masi ed Emanuela Chelli, barbaramente trucidati nella loro abitazione da uno o più killer rimasti senza nome. Nereto ricorda, non dimentica. E per non dimenticare l’amministrazione Di Flavio ha deciso di intitolare l’attuale via Lenin, la strda dove si trova la villetta dei due coniugi, a Libero Masi. Non tutta però, perché una parte della strada resterà intitolata al rivoluzionario russo. Qui nasce il giallo. Cancellato dalla precedente amministrazione di centrodestra, si scopre che Lenin è stato riesumato dall’amministrazione di centrosinistra del sindaco Di Flavio. La precedente giunta Minora, a pochi giorni dal voto di maggio 2014, aveva deciso di cancellare il nome del fondatore dell’Unione sovietica, intitolando la via a due illustri neretesi, ma la procedura non è stata completata. E adesso si scatena la polemica. Ad accendere la miccia è il consigliere di opposizione Daniele Laurenzi che, da vice sindaco, varò la delibera che sdoppiava la via dedicandola alla memoria di Giuseppe Lupini (cui si deve, fra l’altro, la costruzione del liceo scientifico) e Vincenzo Parere (che fondò la clinica privata poi divenuta ospedale civile). «Nessuna contrarietà all’intitolazione di una via alla memoria dell’avvocato Libero Masi», puntualizza Laurenzi, «non riesco a comprendere però la decisione dell’amministrazione Di Flavio che offende la memoria di due emeriti cittadini: il professor Parere e l’avvocato Lupini, a cui la mia amministrazione aveva deliberato l’intitolazione di via Lenin. Di Flavio senza revocare la nostra delibera procede a una nuova intitolazione “parziale” lasciando un tratto alla memoria di Lenin, e soprattutto lasciando senza una via Lupini e Parere, che hanno dato tanto a Nereto. Sarebbe stato opportuno almeno confermare la cancellazione di via Lenin e intitolarne una porzione anche alla moglie di Masi, Emanuela Chelli, anche lei barbaramente uccisa; meglio ancora avrebbe fatto Di Flavio intitolando un’altra via ai coniugi, preservando così l’omaggio alla memoria di Lupini e Parere».
Alex De Palo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

