Uniti contro le trivelle in mare «L’autorizzazione è illegittima»

23 Luglio 2021

I tre Comuni della costa vibratiana, con Pineto e la Provincia, si rivolgono al presidente Mattarella Presentato il ricorso con cui chiedono di bloccare il pozzo dell’Eni dopo il via del ministro Cingolani

MARTINSICURO. Tra i ricorrenti, i Comuni costieri e la Provincia, c’è il fondato convincimento di riuscire a bloccare la realizzazione di un nuovo pozzo estrattivo, progettato dall’Eni, al limite delle dodici miglia marine, al confine tra Martinsicuro e San Benedetto del Tronto, di fronte alla foce del Tronto. Un percorso che sicuramente non si annuncia veloce quello iniziato con il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. In ballo c’è anche un altro passaggio, altrettanto importante: l’approvazione da parte del Mise e dell’Ambiente del PiTesai, il piano per la transizione energetica sostenibile per le aree idonee, che va fatto entro il prossimo 30 settembre e che riguarda anche il pozzo Donata dell’Eni, che è al centro del contenzioso.
Il ricorso, oltre 20 pagine redatte dall’avvocato Paolo Colasante con la consulenza del costituzionalista Enzo Di Salvatore, è stato illustrato ieri nella sala consiliare del Comune di Martinsicuro. A dare forza e sostanza al ricorso, che si oppone in primis al parere positivo del Ministro della Transizione ecologica Massimo Cingolani alla richiesta dell’Eni, ci sono 4 comuni costieri: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto e Pineto, e la Provincia di Teramo. Nella sala consiliare del municipio erano presenti i sindaci di Alba e Pineto, Antonietta Casciotti e Robert Verrocchio, gli assessori Marco Cappellacci di Martinsicuro e Arianna Del Sordo di Tortoreto e il consigliere provinciale Lanfranco Cardinale. Tutti hanno ribadito il no a una nuova trivellazione in mare per tutta una serie di ragioni legate all’ambiente, alla tutela delle caratteristiche del litorale, della pesca e l’incompatibilità tra le attività estrattive.
Nell’opposizione presentata da Comuni e Provincia, attraverso tale procedura visto che i termini del ricorso al Tar erano decorsi, si pongono in evidenza almeno tre aspetti, che sono stati evidenziati da Di Salvatore. Secondo i ricorrenti, infatti, si profila un elemento di illegittimità sul via libera all’autorizzazione per il pozzo Donata nell’ambito delle procedure di sospensione di nuove trivellazioni in attesa dell’adozione del piano di transizione energetica sostenibile. In sede di adozione del piano, non è consentita la presentazione di nuove istanze per concessioni.
«Nelle carte dell’Eni», ha fatto notare Di salvatore, «l’impianto prevede una collocazione in parte entro le 12 miglia della costa, che è vietato dalla norme vigenti in materia». In pratica, secondo i ricorrenti, sarebbe la stessa società ad auto-certificare l’invasione di quella che è una fascia di tutela per tali attività. «Il provvedimento», si legge ancora nel ricorso, «è stato adottato in paese violazione alle norme che richiedono l’acquisizione del parere delle Regioni interessate. Il Ministero, infatti, ha chiesto il parere alle Marche ma non all’Abruzzo, al quale non viene fatto alcun cenno» Alla conferenza presente anche il consigliere regionale del Pd Dino Pepe.
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