“Uniti per Roseto”: il commissariato di polizia ci spetta

4 Gennaio 2016

ROSETO. «Noi a Roseto vogliamo un commissariato di polizia e non ci interessa da dove viene». A intervenire sulla vicenda del possibile trasferimento del commissariato questa volta è un gruppo di...

ROSETO. «Noi a Roseto vogliamo un commissariato di polizia e non ci interessa da dove viene». A intervenire sulla vicenda del possibile trasferimento del commissariato questa volta è un gruppo di cittadini: il comitato associativo “Uniti per Roseto” presieduto da Maurizio Cerè, rosetano doc. Un’operazione che vedrebbe penalizzata Atri, attuale sede dell’unico commissariato in provincia di Teramo.

«Siamo pronti ad avviare una petizione a sostegno dell’iniziativa dell’amministrazione comunale di Roseto», tuona infatti Cerè, «che valga per il commissariato ma anche per il ripristino della locale sede della Forestale e anche dell’Uta». Una levata di scudi in piena regola, che ha come obiettivo il recupero delle strutture di pubblica utilità che un tempo si trovavano a Roseto ma che con il tempo sono andate perdute. Nel mirino di Cerè c’è soprattutto la Città ducale, i cui amministratori sono giudicati i principali responsabili di una serie di “scippi” perpetrati nel passato ai danni di Roseto. «Il commissariato di polizia avrebbe dovuto aprire i battenti a Roseto anni fa», svela infatti Cerè, «tanto è vero che il contratto di affitto era già stato preparato da un professionista locale. Ma il sindaco della nostra città, che non era di Roseto ed era comunista, insieme alla politica Dc antirosetana di Mattucci e i suoi, non impedì che la sede venisse dirottata verso Atri».

Ma, secondo i dati in possesso di Cerè, i “dirottamenti” di strutture pubbliche verso la Città ducale sarebbero stati più di uno. «Avete scippato la Pretura di Notaresco e Roseto», incalza, «per aprirne una senza significato e con sole spese ad Atri, fortunatamente oggi soppressa, nonostante il 90 per cento dei processi riguardi Roseto e la costa. Stesso discorso per l’Ufficio del Registro di Notaresco, trasferito ad Atri per poi potervi aprire un’Agenzia delle entrate che ha prodotto solo sperpero di denaro pubblico». L’elenco di Cerè continua impietoso e comprende, tra le numerose strutture di pubblica utilità che non ci sono più a Roseto, anche l’ospedale, «uno dei primi in Abruzzo, per farne due: uno ad Atri e l’altro a Giulianova».

Federico Centola

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