«Università e territorio uniti per il rilancio»

17 Maggio 2018

Proposta di Braga (Flc Cgil) per la provincia teramana. Sull’elezione del nuovo rettore: «No a leadership improvvisate»

TERAMO. La coincidenza fra le elezioni per l’elezione del rettore all’università e le elezioni amministrative nel capoluogo e in diversi Comuni della provincia offre l’occasione ad Adolfo Braga, docente universitario e segretario provinciale della Flc Cgil per proporre un’idea di rilancio del Teramano.
ATENEO E TERRITORIO. Braga pensa a relazioni ancor più strette fra università e territorio. «Questa integrazione, se attuata, produce innovazione e sviluppo; così come bisogna costruire legami sociali, fare in modo costantemente di far incontrare soggetti diversi su interessi comuni», osserva. L’idea è creare un “comitato di pilotaggio” con una perfetta simmetria dei soggetti che vi partecipano. Università, istituzioni e privati (di vari generi, anche gli studenti), dunque, tutti allo stesso livello. «L’intero sistema di istruzione del territorio teramano (ma anche regionale su alcune prospettive) deve saper intercettare i bisogni, in una visione di medio-lungo periodo per consolidare le vocazioni e tradurle in figure professionali connotative», aggiunge Braga.
La provincia di Teramo, e l’Abruzzo, devono affrontare la sfida decisiva per il proprio futuro: la globalizzazione. «E’ una transizione che non ha solo una valenza economica, ma anche sociale e culturale che vede tra le priorità la preparazione del capitale umano a tutti i livelli». Braga a questo punto introduce la necessità di pensare a una proposta formativa in grado di assicurare adeguati sbocchi occupazionali. Università e scuola devono in modo estremamente flessibile «adattarsi alla domanda diversificata di formazione che proviene sia dagli studenti che dal mondo produttivo; una flessibilità che attiri i giovani e consolidi una rete sempre più fitta di relazioni nel territorio, senza tuttavia frammentare la propria offerta».
IL NUOVO RETTORE. Fulcro di tutto il ragionamento è l’università, impegnata in una campagna per il rinnovo del rettore. Due i candidati, il prorettore vicario Dino Mastrocola (Bioscienze e tecnologie alimentari) e Stelio Mangiameli (Giurispudenza).
«Grande è l’urgenza di avere figure di riferimento, di poter respirare in grande. È necessario che l’università di Teramo mantenga il suo appeal anche nell’era del virtuale con uno scambio diretto e non univoco tra i vari attori del sistema universitario, nell’interno docenti, personale non docente e studenti e all’esterno Regione, parti sociali e attori chiave del territorio. Una campagna elettorale per il rinnovo della carica di rettore non sempre caratterizzata dalla discussione sui programmi ma da tentativi costanti di attribuire identificazioni al rettore uscente». Braga ricorda che la Flc Cgil, quando li ha rilevati, ha denunciato i problemi al rettore, per creare le condizioni per superarli. «Si registra tra i colleghi la necessità di una forte discontinuità con la gestione precedente del ciclo elettorale attuale. È legittimo che a ogni rinnovo si auspichi questo, senza dimenticare che siamo una struttura pubblica che deve garantire continuità del suo operato. E’ necessaria una sana disamina di ciò che ha funzionato (e va salvaguardato e migliorato) e ciò che non ha funzionato e necessita di correttivi plausibili con i vincoli amministrativi e normativi. La mia preoccupazione che la comunità universitaria possa essere pervasa dalle dinamiche tipiche di una campagna elettorale di tipo politico, con l’immissione di promesse facili, false notizie sull’avversario e, soprattutto, senza il rigore di ciò che si può fare e ciò che non si può fare. Dunque, eleggere un nuovo rettore significa scegliere uno stile di leadership. Una leadership non si improvvisa ma nel nostro contesto si costruisce nel tempo. Le trasformazioni che ha vissuto l’università negli ultimi dieci anni sono enormi. Per mantenerla ai livelli attuali, sia sotto il profilo della qualità della ricerca che della didattica, questi problemi devono essere stati vissuti e assimilati. In questi anni chiunque abbia avuto responsabilità ha vissuto sulla propria pelle questi cambiamenti. Senza questi presupposti la leadership non si può esercitare: questa è la fase per una leadership diffusa: collaborare ognuno per le esperienze innovative maturate». Il riferimento è anche al personale non docente che «ha dato un grosso contributo» permettendo «che l’università uscisse da un processo di marginalizzazione irreversibile. Il contributo è avvenuto in quasi dieci anni di vacanza contrattuale e con gli organici bloccati. Proprio per questo senso di grande responsabilità sono convinto che il personale non docente è in grado di essere un soggetto maturo in questa campagna elettorale evitando i pericoli di una competizione drogata da false e impossibili promesse». (cr.te.)
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