Università, in 18 anni studenti dimezzati

“Cittadini in Comune” illustra i dati del ministero: «È emergenza, mancano i servizi. L’amministrazione dia risposte»
TERAMO . In 18 anni il numero degli studenti dell’università di Teramo si è dimezzato. A fornire il dato è il gruppo consiliare di minoranza “Cittadini in Comune”, ma per il rettore Dino Mastrocola i numeri teramani rispecchiano l’andamento nazionale e sugli iscritti in città c’è un’inversione di tendenza in positivo dal 2021 confermata anche quest’anno.
Cifre prese dal ministero
Dagli oltre 10mila studenti del 2004/2005 ai poco più dei 5mila attuali, con un calo del 9,6% solo nell’ultimo quinquennio. Sono i dati che riguardano l’ateneo teramano, con fonte il ministero dell’università evidenziati dai consiglieri comunali Osvaldo Di Teodoro, Giovanni Luzii e Ivan Verzilli che definiscono la situazione «un’emergenza» e chiamano in causa la politica per un intervento risolutivo. Dal rettore Luciano Russi nel 1994, quando l’ateneo registrava un picco massimo di +5,3% di iscritti, i successori Mauro Mattioli, Rita Tranquilli Leali, Luciano D’Amico e Mastrocola hanno incassato perdite. Solo l’anno scorso è stato registrato un aumento nel numero di iscritti. «Un dato incontrovertibile, in controtendenza nazionale, che deve preoccupare le istituzioni locali chiamate a comprendere le ragioni di un trend così negativo e a collaborare nell’elaborazione di una strategia per arginare l’emorragia e invertire il senso di marcia», affermano i consiglieri, «saranno gli organi universitari a definire il contesto e le problematiche di natura interna, ma non si può pensare che non vi siano problematiche esterne e oggettive come i trasporti e il livello dei servizi pubblici che contribuiscono alla scarsa attrattività del nostro comune». I consiglieri ritengono Teramo una città universitaria, ma non a misura dello studente e non all’altezza del supporto al tessuto economico che vive dentro e intorno alla realtà accademica. «Lungi dal voler polemizzare, sarebbe necessario comprendere quali azioni abbia messo in campo l’assessore delegato ai rapporti con l’università in questi quattro anni», proseguono, «e quali siano stati i progetti e le iniziative elaborate e pianificate dal Comune per agevolare lo sviluppo dell’ateneo». Quello dei consiglieri è un grido d’allarme: «La drammaticità dei numeri deve dare la sveglia a tutto il territorio che deve stringersi attorno alla propria eccellenza e aiutarla a rialzarsi».
cosa risponde l’ateneo
Mastrocola interviene per fare chiarezza. «I dati dell’ateneo teramano presi in riferimento riguardano tutti gli studenti e non solo le immatricolazioni e seguono il trend nazionale che vede quest’anno una perdita del 3% solo negli atenei fisici, esclusi quelli telematici e privati», spiega, «quello degli abbandoni è un problema endemico nazionale sopratutto delle piccole università come la nostra, dove anche un calo non significativo ha un maggiore impatto rispetto a quelle maggiori». E sulle cause spiega: «La facoltà di Giurisprudenza, che è stato sempre il traino, ha avuto un calo secondo l’andamento nazionale perché il settore delle professioni legali è saturo e nel corso degli anni sono stati banditi sempre meno concorsi pubblici. L’apertura della facoltà di Legge a Foggia ha fatto poi perdere una grande fetta di studenti dal Nord della Puglia e dal Molise».
i fattori che frenano
Le aree svantaggiate economicamente come la nostra sono un altro fattore. «La no tax area fino a 23mila euro e per gli anni in corso comporta un alto abbandono negli anni fuori corso e incide in modo negativo sui bilanci delle università», dice ancora Mastrocola, «e l’attrattività e i servizi sono minori in una città di provincia, anche se i costi da sostenere diminuiscono per le famiglie. La pandemia ha dato un brutto colpo al sistema universitario pubblico e a Teramo c’è urgente necessità della Casa dello studente e uno sforzo ulteriore sui trasporti urbani». Ma c’è ottimismo perché dall’anno scorso gli iscritti sono aumentati dello 0,6%, un dato che tende a salire quest’anno. «Un’inversione di tendenza unica in Italia che è un segnale più che positivo», conclude il rettore, «ringrazio il gruppo “Cittadini in Comune” per l'interessamento all’università di Teramo e li invito a discutere insieme l’argomento per meglio inquadrare i dati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

