Università, da marzo nuovi orari per riprendere in presenza
Meno persone nelle aule e nei corridoi per evitare assembramenti anche in mensa e sui mezzi Le lezioni saranno in modalità mista, sia frontale che online, e si potrà studiare nei locali liberi
TERAMO. Primo marzo: questa la data in cui l’Università di Teramo tenterà di tornare (quasi) alla normalità, riprendendo le lezioni in presenza dopo mesi, mal digeriti, di didattica a distanza costretta dalla seconda ondata della pandemia. Lo ha voluto annunciare ieri mattina, con una conferenza stampa, il rettore Dino Mastrocola.
«Non ci siamo mai fermati in questi mesi: abbiamo maturato un’esperienza importante e un patrimonio da riutilizzare, ma il rapporto dal vivo tra docenti e studenti non è sostituibile», commenta il rettore, ringraziando tutta l’amministrazione dell’ateneo per l’impegno dimostrato in questi mesi e nella preparazione della ripresa della didattica frontale nel rispetto dei protocolli anti-Covid. Per consentire la ripresa in sicurezza, l’ateneo ha messo in campo un’organizzazione complessa. Oltre a termoscanner, mascherine, distanziamento e a tutti gli accorgimenti già previsti da mesi, infatti, saranno introdotte nuove misure. La prima: un programma di lezioni scaglionate e spalmate su più orari, seguendo uno schema che dovrebbe permettere all’ateneo di evitare picchi di presenze e ospitare al massimo la metà degli studenti nello stesso momento. Questo dovrebbe garantire meno occasioni di assembramento nei corridoi, ma anche un alleggerimento delle presenze nelle mense e, soprattutto, sui mezzi di trasporto. Sul tema della mobilità degli studenti, Mastrocola ha anche ribadito di essere in contatto con il Comune per rafforzare le corse dei bus, non nascondendo qualche timore sui rischi di propagazione del virus sui mezzi e lanciando una battuta: «se ci fosse la funivia, avremmo meno problemi». La seconda misura: gli studenti potranno prenotarsi per le lezioni in tempo reale, così da consentire a Unite il tracciamento dei movimenti all’interno dei suoi locali, fondamentale in caso scoperta di contagi.
La didattica, in realtà, riprenderà in modalità mista: sia frontale che a distanza. Le lezioni infatti si terranno sì in presenza, ma, grazie alla tecnologia, chi sarà impossibilitato a prenderne parte potrà seguirle da casa. Non solo, perché il rettore ha anche ricordato l’iniziativa delle sim telefoniche da distribuire con graduatoria agli studenti per favorire la connessione e la partecipazione.
Qualche lezione riprenderà prima di marzo, forse già a metà febbraio. Per gli esami potranno decidere i docenti. Qualcosa, però, si sta già tenendo in presenza in questi giorni. E in realtà ci sono attività che non hanno mai smesso di essere in presenza. È il caso, per esempio, della facoltà di bioscienze, che ha continuato in questi mesi a fare ricerca, come ricorda il docente Claudio Lo Sterzo che è anche delegato alla sicurezza dell’ateneo. Ma è anche il caso di medicina veterinaria, che, come segnala il preside Augusto Carluccio, non ha mai smesso di offrire servizi con il suo ospedale e ha continuato tirocini e non solo, adattandosi alla situazione.
Il rettore Dino Mastrocola ha anche risposto a una questione sentita per molti iscritti: la possibilità di studiare nei locali dell’ateneo, nelle aule apposite o in biblioteca. «Si poteva già fare. Amplieremo la possibilità consentendo di studiare anche nelle aule libere da lezioni, così che gli studenti possano avere più spazio a disposizione», spiega il rettore.
Mastrocola ha voluto poi prendere una posizione, anche nella sua nuova veste di presidente di turno del comitato di coordinamento regionale delle università abruzzesi (Ccrua), sul tema del piano di vaccinazione: «Il comparto dell'università deve essere riconosciuto formalmente nella campagna vaccinale, perché non può essere assimilato a quello della scuola che vive problematiche diverse rispetto alle nostre».
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