Università, la crescita continua «Ma non c’è sinergia con la città»

8 Dicembre 2016

Il rettore nel bilancio di fine anno avverte: gli altri territori si stanno muovendo, qui è tutto fermo «Difendo il progetto cabinovia: serve a portare giovani in un centro storico sempre più spopolato»

TERAMO. Un’università che va a gonfie vele. Con numeri e valutazioni di prim’ordine per iscritti, insegnamenti, ricerca, servizi.

Ma che non riesce a fare da traino per una città e una provincia che soffrono un ruolo marginale in regione. La conferenza stampa di fine anno del rettore Luciano D’Amico si è trasformata in un momento di riflessione – a tratti fortemente critica – sul futuro dell’ateneo e del suo territorio di riferimento. «Godiamo di ottima salute», ha sintetizzato D’Amico alla fine di una sfilza di dati più che lusinghieri per l’università teramana, «gli iscritti aumentano così come la qualità della didattica, la logistica è perfetta. Queste potenzialità sono a disposizione del territorio, secondo una logica ben chiara sin dal primo giorno del mio mandato. Noi riteniamo che con le altre istituzioni del territorio possiamo dar vita a qualcosa di innovativo. Questa molla mi spinse ad assumere la presidenza del Braga e quindi poi a creare il Dams. Sono fiero di averlo portato alla statizzazione, di aver resistito nei momenti bui. Siamo stati ripagati generalmente da insulti. Li abbiamo accolti qui quando c’erano problemi per la sede e ci siamo accorti che erano andati via solo perchè non lo abbiamo sentiti più suonare. Scherzando, non ci è stato mandato nemmeno un Sms per avvertirci. E poi lo Zooprofilattico: noi non vogliamo assorbirlo, ma creare un centro integrato che si occupi di ambiente, salute e sostenibilità. Forse sono stato poco chiaro io, vista l’adesione non entusiastica. Ce ne faremo una ragione. C’è comunque la disponibilità dell’ateneo a continuare, convinti che ormai la competizione non sia più fra singole istituzioni ma fra territori».

Insomma, solo uniti si vince. D’Amico parla del fatto che il Comune di Pescara stia acquisendo immobili (l’ex caserma Di Corro e l’ex caserma dei vigili del fuoco) per creare un campus in viale Pindaro. A Chieti con la funicolare che collega il campus a Chieti alta si prevede una rivitalizzazione del centro storico. All’Aquila c’è il progetto di una cabinovia che collega a Roio dov’è la sede di ingegneria, oltre a tante altre iniziative, fra cui l’incubatore di imprese ad alto contenuto tecnologico a Palazzo Carli. A Teramo? «L’appello è alla classe dirigente della città», incalza il rettore, «le altre città d’Abruzzo si stanno muovendo. Gli studenti si iscriveranno a Pescara, a Chieti o all’Aquila anche per la dotazione infrastrutturale. Stanno correndo facendo un lavoro di squadra. Noi riusciamo a tener testa ma dobbiamo decidere: possiamo andare avanti da soli. Vuol dire che guarderemo altrove, a collaborazioni con altre istituzioni, pur rimanendo a Teramo. Ribadisco l’appello: vogliamo provare a fare insieme un pezzo di strada? Così possiamo competere con altri territori o a perdere sarà il nostro territorio».

I giornalisti in sala hanno fatto notare che la lontananza dal territorio è evidente, vista fra l’altro l’assenza del sindaco Maurizio Brucchi, rappresentato dal consigliere Dodo Di Sabatino. Il rettore non ha risposto direttamente, ma ha rimarcato di non essere stato accolto nel (futuro) consiglio comunale sulla funivia. «Ha ritenuto di sentire il governatore D’Alfonso, che certamente è molto più convincente di me», ha precisato D’Amico che poi ha spiegato il perchè del progetto della funivia fra il centro e il campus di Colleparco. «La cabinovia nasce per creare le condizioni affinchè gli studenti fuori sede possano tornare nel centro storico. Altrimenti arrivano qui e non entrano in città. E in centro mancano le persone: presìdi e istituzioni sono andati via negli anni. Abbiamo perso, ad esempio, le direzioni generali di Banca Tercas e Banca di Teramo». Insomma, un modo per compensare lo svuotamento della città. «Potrebbe essere un’occasione perduta», insiste D’Amico, «ho sentito tante cose strane al riguardo. Una è usare i quei 10 milioni di euro per la sicurezza delle scuole: magari si potesse fare, ma è impossibile. Resta il fatto che a Chieti e all’Aquila la funivia la stanno facendo». Tutto questo, conclude, non certo per entrare in competizione con qualcuno. «Non avrò alcun impegno politico al Comune di Teramo, sono inesperto di procedure amministrative».

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