Università, tasse più alte ma non per i migliori

L’associazione Robin Hood accusa: è diventato l’ateneo più caro d’Abruzzo Il rettore replica: i redditi bassi sono esentati, per quelli più alti contano i voti
TERAMO. L'associazione consumatori "Robin Hood" segnala le difficoltà di molte famiglie a pagare le rate delle tasse universitarie dell'ateneo di Teramo, denunciando un aumento sostanziale della retta, passata dai 576 euro del 2005/06 ai 1.308 del 2015/16. Di contro, il rettore Luciano D'Amico replica che la politica seguita dall'università è quella di abbattere le tasse per gli studenti meritevoli, fino all'azzeramento se appartenenti a fasce deboli, e garantire il più possibile un'equità contributiva.
ROBIN HOOD. «Abbiamo ricevuto decine di telefonate e richieste di intervento da parte dei genitori di studenti iscritti all’università teramana per il problema della maxi rata del 50% che scadrà il 21 dicembre, la mancata considerazione delle zone terremotate e la tassazione elevata», dice Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione "Robin Hood", e continua: «Da un recente studio l’ateneo di Teramo, con l’aumento del 127% nell’ultimo decennio (si è passati da 576 del 2005-6 a 1308 attuali), ha guadagnato il titolo di università più costosa d’Abruzzo». L'associazione cita poi il rapporto 2017/2018 di Federconsumatori che rileverebbe una generalizzata riduzione delle tasse universitarie prendendo a campione le principali facoltà italiane. «Mettendo a confronto i dati della media nazionale elaborata dal centro studi, un altro dato appare anomalo», continua Di Ferdinando, «a Teramo la fascia di 30mila euro ha un costo di 1620, a fronte di una media nazionale di 1093, ed è in controtendenza sulla media di 2446 per i redditi superiori a 50mila, con un costo decisamente inferiore, 2160». Il presidente aggiunge che le agevolazioni per gli studenti introdotte a Teramo non sarebbero altro che le misure previste dalla legge di bilancio per favorire l’accesso all’istruzione universitaria. «L’associazione Robin Hood ritiene che la scelta del versamento del 50% metta in difficoltà le famiglie.», conclude Di Ferdinando, «che non si sia tenuto conto, a differenza di altre facoltà, che il reddito Isee non considera se la casa sia stata abbattuta dal terremoto; non comprende la mancata proporzionalità sulla fascia più alta».
IL RETTORE. Dall'università, invece, il rettore spiega che uno degli obiettivi strategici del suo mandato è stato quello di ristabilire l’equità contributiva insieme alla valorizzazione del merito, rispettando quei criteri di progressività citati nell'articolo 53 della Costituzione. «È stato previsto, in anticipo di circa due anni rispetto a quanto contemplato dall’ultima legge di bilancio, il sistema di esenzione totale in riferimento ai redditi medio bassi», dice D'Amico, «mentre per i redditi elevati l’esenzione, totale o parziale, è collegata agli esami sostenuti e alla votazione media conseguita. Per esempio, hanno l’esenzione totale gli studenti con la media del 29 e gli studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale in lingua inglese che abbiano svolto un periodo di studio all’estero, mentre è previsto un abbattimento del 50% per gli iscritti a un corso di laurea magistrale in lingua inglese che abbiano una certificazione linguistica superiore a B1». In breve, gli studenti meritevoli di fasce economiche deboli possono iscriversi senza pagare tasse, ci sono agevolazioni per premiare il merito così come chi appartiene ad una fascia economica più alta ha tasse più elevate. «Uno studente il cui nucleo familiare rientri in una fascia di reddito netto di 100mila euro l’anno è giusto che paghi una tassa universitaria di 2.160 euro», evidenzia il rettore, «la politica seguita è quella di non far pagare i meno abbienti meritevoli e di far pagare gli abbienti non meritevoli, così come», conclude con un pizzico di ironia, «il personaggio di Robin Hood ci ha insegnato».
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