Urologia, Cipolletti presenta ricorso

22 Dicembre 2018

Il medico impugna la selezione per la nomina di un responsabile del reparto di Atri. Era stata già annullata un anno fa

TERAMO. Una nuova tegola si abbatte sulla Asl. Come se non bastasse l’inchiesta della procura sul concorso da primario della chirurgia vascolare al Mazzini ora si aggiunge un ricorso per un’altra selezione.
Questa volta lo presenta Vincenzo Cipolletti, storico urologo del Mazzini e sostituto responsabile del relativo reparto, oltre che consigliere comunale. Il ricorso alla sezione lavoro del tribunale – che segue quello presentato da Sandro Core per un concorso da primario, nella cardiologia di Giulianova – verrà presentato con procedura d’urgenza in queste ore.
Il caso che vede protagonista l’urologo è paradossale e, per certi versi, ancor più stupefacente di quelli degli altri due reparti. In ballo c’è una selezione per l’incarico da responsabile dell’unità operativa complessa a valenza dipartimentale (Uosd) di urologia ad Atri.
Era giugno 2017 quando la Asl nominò Daniela Granchelli vincitrice della selezione con delibera del manager Roberto Fagnano, su proposta del direttore del dipartimento chirurgico che allora era Domenico Gizzonio. Cipolletti nell’ottobre 2017 presentò ricorso al giudice del lavoro e nel gennaio 2018 il giudice Maria Rosaria Pietropaolo annullò la delibera dell’Asl. In sostanza l’avviso conteneva solo un’indicazione generica dei criteri selettivi senza specificare le modalità di valutazione e nel provvedimento non c’era la motivazione per cui la scelta era caduta su Granchelli.
La Asl a febbraio 2018 ha bandito un nuovo avviso pubblico. A cui hanno partecipato gli stessi medici del primo: Granchelli, Cipolletti e Maurizio Ranieri. Il 1° agosto l’incarico è stato affidato sempre alla dottoressa Granchelli. Il primo classificato in effetti risultava Ranieri che però a luglio ha rifiutato e così è subentrata la seconda classificata.
Cipolletti ha subito fatto una diffida alla Asl, che però non ne ha tenuto conto. In sostanza si è ripetuto quanto accaduto nel primo avviso, con un peggioramento. Il direttore facente funzione del dipartimento chirurgico Pietro Romualdi avrebbe fissato i criteri di valutazione e di scelta solo dopo la presentazione delle domande. E questo è uno dei punti cardine del ricorso: i criteri di valutazione, peraltro solo numerici e senza alcun meccanismo di “pesatura”, sono stati fissati per la prima volta, e senza darne comunicazione ai partecipanti, solo dopo la presentazione delle domande e non prima, come prevede la legge. E come aveva indicato chiaramente il giudice in occasione del precedente ricorso. Ma Cipolletti, che nella sua battaglia legale è assistito dall’avvocato Rita Capanna Piscè, basa le proprie rivendicazioni anche sulla mancata valutazione dell’incarico di docenza al corso di specializzazione di urologia. Se questo titolo fosse stato valutato, la graduatoria sarebbe stata diversa. Suscitano dubbi nel ricorrente anche il punteggio per la casistica operatoria (ad esempio quella di Cipolletti è ricca di interventi molto complessi) e per gli incarichi dirigenziali svolti. Senza contare che il cosiddetto “collegio tecnico” previsto dalle norme e che avrebbe dovuto fare la valutazione non si è mai costituito. E infine, la proposta fatta a Fagnano dal direttore del dipartimento del nome di quella che è ora responsabile della Uosd non riporta i “dati giustificativi della scelta finale”, come prevede il regolamento della Asl.
Insomma, se la Asl è arrivata ad annullare il concorso di chirurgia vascolare, potrebbe dover ripercorrere la stessa strada – non necessariamente per scelta autonoma – anche per l’urologia atriana.
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