Usura e rapine, il testimone: «Feci da palo per avere droga»

9 Gennaio 2018

TERAMO. Nuovi testi in aula nel processo in corso per un vasto giro di spaccio e rapine con i cui proventi sarebbero stati finanziati prestiti usurai ad imprenditori strozzati dalla crisi e che vede...

TERAMO. Nuovi testi in aula nel processo in corso per un vasto giro di spaccio e rapine con i cui proventi sarebbero stati finanziati prestiti usurai ad imprenditori strozzati dalla crisi e che vede davanti ai giudici Giuseppe Cacciapuoti, 49enne campano e Piero Guarnieri, 39enne di Mosciano (assistiti dagli avvocati Gugliemo Marconi e Nello Di Sabatino). Dopo le udienze riservate agli imprenditori vittime (uno è parte civile rappresentato dall’avvocato Pierfrancesco Manisco), quella di ieri è stata riservata all’audizione di persone coinvolte ma che hanno già definito la propria posizione processuale con riti alternativi come il patteggiamento. Tra questi un 34enne di Mosciano che avrebbe dovuto fare da palo alla rapina, sventata grazie alle intercettazioni, ai danni della Caripe di Tortoreto. Il 34enne, durante la sua deposizione, ha raccontato che all’epoca era un assuntore di stupefacenti e che proprio in virtù di questa condizione aveva conosciuto Cacciapuoti. Successivamente, essendo rimasto disoccupato, avrebbe accettato di fare da palo per la rapina, che poi non fu messa a segno. Dopo l’audizione dei testi il processo davanti al collegio presieduto da Alessandro Iacoboni è stato rinviato al 14 febbraio. Secondo l’accusa della Procura (titolare del fascicolo il pm Luca Sciarretta) sarebbe stato messo in piedi un giro di rapine e spaccio servite per procurarsi i soldi con cui fare prestiti usurari. Nell’indagine erano coinvolte altre nove persone, accusate solo di spaccio, che hanno già definito la propria posizione con riti alternativi. Gli accertamenti investigativi, soprattutto intercettazioni, hanno portato a stabilire come la mente delle rapine fosse il napoletano e a ricostruire modalità operative di svariati colpi. Ma le intercettazioni non sono state il solo strumento investigativo che ha consentito di mettere insieme il risultato. Un particolare contributo, e questo gli inquirenti lo hanno più volte sottolineato nelle varie fasi dell’inchiesta, è arrivato proprio dalle vittime, dagli usurati. (d.p.)
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