Va in pensione dopo 42 anni da medico di base del suo paese

8 Marzo 2022

D’Angelantonio: «Ho rinunciato a una carriera da cardiologo per stare vicino alla mia gente L’entroterra si è molto spopolato ma qui è diverso dalla città, il legame con i pazienti è più forte»

CERMIGNANO. La porta dello studio dove ha trascorso 42 anni da medico stasera si chiude per sempre, tra la commozione e i ricordi. È l’ultimo giorno di lavoro prima della pensione per Antonio D'Angelantonio, storico medico di famiglia di Cermignano che ha dedicato la propria vita ai pazienti del borgo dove è nato, è rimasto a vivere e ha prestato la professione. I libri, le attrezzature e le proprie cose sono già stati raccolti, ma il computer è rimasto acceso per fare le ultime prescrizioni. Negli ultimi giorni c’è stato un viavai di pazienti che gli hanno chiesto consigli, ma soprattutto l’hanno salutato e gli hanno espresso la gratitudine per essere stato sempre al loro fianco. E lui con sguardo emozionato ha ricambiato l’affetto della comunità che ha considerato sempre la sua grande famiglia.
«Ho dato tutto ai miei pazienti, loro hanno dato tutto a me e li ringrazio di cuore per essersi affidati e fidati», confida emozionato, «sono il medico di famiglia perché sono uno di famiglia: qui mi conoscono tutti sin da quando ero piccolo e sono entrato nelle loro vite in un rapporto autentico e di confidenza che si può instaurare solo in una piccola realtà». D’Angelantonio è molto legato a Cermignano e a Poggio delle Rose, la frazione in cui è nato tanto da rimanere con i nonni da bambino quando i genitori si sono trasferiti a Cellino e a rinunciare, una volta conseguita la specializzazione, alla carriera da cardiologo per dedicarsi alla propria gente. «Avevo la possibilità di rimanere a lavorare all’Utic dell’ospedale di Teramo, ma grazie a una sostituzione di un collega di medicina di base mi feci conquistare da questa branca e decisi di tornare, per restare per sempre, nel mio amato paese al quale ho dedicato tutto il mio tempo. E 42 anni sono volati».
All’inizio del percorso professionale D'Angelantonio ha svolto il servizio di guardia medica per poi diventare il medico del paese, un punto di riferimento importante, raggiungendo il massimale dei pazienti. «Una volta la Val Fino era molto popolata», prosegue, «ora la popolazione è diminuita ed è sempre più anziana a causa dei terremoti e della perdita dei servizi di base. Molti giovani si sono trasferiti sulla costa, ma sono rimasti miei mutuati. Fare il medico di paese è diverso da farlo in città anche con la modernità che avanza: la tecnologia ha cambiato le modalità, ma il legame intenso con i pazienti è sempre lo stesso e fa la differenza».
Tra tanti momenti che riaffiorano nella mente, il più difficile è stato quello della pandemia. «La nostra comunità ha perso cinque concittadini», racconta, «io ho lavorato sempre, anche negli screening e nelle vaccinazioni, e ho avuto il compito di curare, ma soprattutto di rassicurare dalla grande paura del Covid. I momenti belli in questi tanti anni sono stati tutti quelli in cui ho salvato la vita alle persone, una sensazione unica».
Un ultimo sguardo al Gran Sasso che svetta maestoso dalla finestra e già il pensiero vola verso una nuova quotidianità, senza però dimenticare i pazienti. «Questo studio racchiude sacrifici, lavoro, gioie, dolori, visi e storie», dice ancora, «ho messo il mio cuore per la mia comunità che rimarrà sempre con me e sarò a disposizione di essa e dei medici che prenderanno il mio posto, ai quali faccio i migliori auguri. Un grazie speciale alla mia famiglia che mi è stata sempre vicino, ora sarò ben lieto di fare il nonno dei miei splendidi nipotini». Ma prima di concludere lancia una raccomandazione ai giovani medici di base: «Non abbandonate le piccole realtà, mettete amore e passione in un mestiere bellissimo».
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