Va in piazza il dramma del lavoro negato

3 Maggio 2021

Le storie di dipendenti e partite Iva in difficoltà per la pandemia raccolte dai sindacati e lette da attori di professione 

TERAMO. A un anno e mezzo dall'inizio della pandemia, che ha fatto esplodere in tutta la loro drammaticità fragilità e disuguaglianze di un mercato del lavoro sempre più da ripensare, i sindacati confederali hanno voluto portare in piazza a Teramo, il 1° maggio, le storie e il vissuto dei lavoratori. Storie a cui hanno prestato la propria voce tre rappresentanti di una delle categorie maggiormente colpite dalla pandemia, quella del mondo dello spettacolo, in una manifestazione che partendo dal dramma di tanti lavoratori ha voluto mandare un messaggio di speranza racchiuso nello slogan "L'Italia si cura con il lavoro". Quel lavoro che in questo anno e mezzo è stato spesso un'utopia per tante categorie: dai precari alle partite Iva, dai cassintegrati a zero ore a donne e giovani.
E così, attraverso la voce degli attori Margherita Di Marco, Massimiliano D'Aloiso e Angelo Carestia, la piazza ha ascoltato la storia di Cristina, che ha perso il lavoro con la chiusura del Mercatone Uno; quella di Massimiliano, insegnante nei corsi di formazione che oggi, con la pandemia, si è dovuto reinventare fattorino; quella di Niccolò, che ha ricordato la battaglia dei lavoratori della Betafence per salvare l'azienda. «Io un lavoro non ce l'ho... anzi, non ce l'ho più», ha raccontato Cristina, la cui testimonianza è stata letta da Margherita Di Marco, «lavoravo al Mercatone Uno, non ho più nulla da festeggiare. Il peggio? È che ho perso le speranze di poterlo festeggiare di nuovo in futuro. Sono stanca, tanto stanca, di dover chiedere l'elemosina su ciò che è mio: insinuazioni al passivo, Tfr, che poi mi tassano all'inverosimile. Basta, voglio lavorare. Però dicono che sono vecchia per trovare un nuovo lavoro, ma troppo giovane per andare in pensione».
In piazza anche le storie dei metalmeccanici della Veco e della Betafence, degli studenti universitari, degli Oss. E poi ancora quelle delle partite Iva, come Diana. «Se la domanda è quali sono le criticità e le difficoltà per una “avvocata - partita Iva” ai tempi del Covid la risposta è una sola», ha scritto nel testo letto in piazza, «le stesse del tempo pre-Covid. Tasse, acconto tasse, cassa di previdenza, Iva competenze dei professionisti, spese di studio: gestionale, fatturazione elettronica, utenze, locazioni, inesistenza di congedi e legittimi impedimenti, di ferie, permessi e malattia, e potrei andare avanti».
Storie che ancora una volta hanno raccontato la necessità di un cambiamento radicale. «Bene hanno fatto Cgil, Cisl e Uil,a scegliere per slogan "L'Italia si cura con il lavoro"», ha sottolineato il segretario della Cgil Giovanni Timoteo, «proprio il lavoro in oltre un anno di pandemia ci ha permesso di resistere. E oggi abbiamo bisogno di un nuovo tempo in cui il lavoro venga considerato e riconsiderato da chi in qualche modo ha poi la responsabilità di dirigere e guidare la prospettiva del paese". Sul tavolo le opportunità offerte dai fondi europei. Perché «senza nuovi investimenti difficilmente riusciremo a dare un nuovo lavoro a chi l'ha perso», ha ribadito il segretario della Cisl Fabio Benintendi, mentre il segretario della Uil Fabrizio Truono ha evidenziato come ci sia «bisogno di progetti, di idee di rilancio».
A chiudere la manifestazione, a cui ha presto parte anche il sindaco Gianguido D'Alberto, il grido di dolore del mondo dello spettacolo. «Il Governo ha detto che siamo una categoria non essenziale», ha detto Carestia, «noi siamo lavoratori, partite Iva, paghiamo le tasse, i contributi e tutto il resto. Quando mi dici categoria non essenziale mi costringi a stare a casa un anno e quattro mesi. Ma cosa avreste fatto a casa se non aveste avuto un libro, un cd, una serie tv da vedere. Cosa avreste fatto se non siamo essenziali? Avreste guardato un muro. Siamo essenziali per l'animo umano».
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