Va in piazza la rabbia dell’Ipsia: «Stop allo “spezzatino” di sedi»

Docenti, studenti e genitori chiedono soluzioni diverse per il “Marino” al momento sparso in tre plessi L’amministrazione provinciale mette a disposizione spazi al Pascal, ma la destinazione non è gradita
TERAMO. Al grido di "Basta con le chiacchiere, basta con la bugia, ridateci la scuola o non andiamo via" ieri mattina docenti, studenti e genitori dell'Istituto superiore Alessandrini-Marino hanno protestato davanti alla sede della Provincia per dire basta alla divisione su più sedi dell'istituto. Uno "spezzatino" di aule che inciderebbe in maniera pesante anche sulla qualità della didattica, rendendo difficile se non impossibile a molti studenti, a causa della lontananza tra i locali che ospitano le aule e i laboratori, di poter usufruire di questi ultimi. Per questo sono tornati a chiedere soluzioni adeguate, proponendo anche di destinare all'istituto la sede dell'Einstein o di valutare la possibilità di riaprire l'ala dell’Ipsia Marino attualmente chiusa per via dell'indice di vulnerabilità. Questo in attesa dei lavori da sette milioni di euro che dovrebbero restituire una sede adeguata all'istituto.
«Sono anni che la nostra scuola è divisa tra più sedi», hanno ricordato alcuni docenti dell’Ipsia, «alcune aule sono all'Iti, altre allo scientifico, altre ancora al Milli. Adesso si paventa di portare alcune aule anche al Pascal. Non siamo una scuola di serie B, non è più possibile continuare a fare lezione con le aule su varie sedi e lontane dai laboratori, che sono fondamentali per la formazione. I nostri studenti spesso trovano lavoro ancor prima di diplomarsi, a fronte della richiesta delle aziende di lavoratori specializzati, ma se non possiamo garantirgli la formazione pratica questo non sarà possibile». Proteste condivise dagli studenti, che rivendicano di poter avere una formazione adeguata. «I laboratori sono fondamentali nei nostri corsi di studi», hanno detto alcuni studenti, «senza considerare che il fatto di essere divisi su più sedi implica degli spostamenti anche da parte dei docenti, con tutti i disagi e i problemi del caso».
A confrontarsi con studenti, docenti e genitori, nonostante il loro rifiuto di far salire una delegazione in Provincia, il consigliere delegato all'edilizia scolastica Luca Frangioni che ha risposto anche sulle polemiche sollevate dai presenti sui ritardi nella ricostruzione del Marino. «La Provincia non ha perso alcun finanziamento, chi lo sostiene, va detto con chiarezza, sostiene una tesi falsa basata su presupposti errati e tanto meno abbiamo perso i sette milioni del Marino la cui convenzione ci è stata proposta solo ad aprile del 2020», ha detto Frangioni, «prima era solo una promessa dello Stato. Fra alcune settimane sarà bandita la gara di progettazione. Non abbiamo un problema di aule per questo anno scolastico ma gli insegnanti del Marino non vogliono essere dislocati su più istituti per ragioni assolutamente comprensibili ma che si scontrano con la realtà dei fatti. Soprattutto non vogliono essere loro a trasferirsi al Pascal, dove grazie ai lavori svolti nell'ala inagibile con classificazione B, abbiamo recuperato sei aule. Insieme all'ufficio scolastico provinciale e alla conferenza dei dirigenti, martedì prossimo, decideremo a chi destinarle».
I manifestanti sono stati successivamente ricevuti in delegazione dal sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto. Nell'incontro il sindaco ha evidenziato come sia importante «ricondurre le iniziative di malcontento nell'alveo di una richiesta d'aiuto, sostegno e attenzione che comunque le istituzioni stanno già manifestando» e ribadito «la disponibilità e l'impegno, per quanto di competenza del Comune» a collaborare, e a trovare una soluzione insieme a tutti gli enti istituzionali «nel pieno rispetto delle prerogative della Provincia».
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