«Va tutelata la falda e i Laboratori devono portare via i veleni»
I rappresentanti dell’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, pur ringraziando il commissario Caputi «per la disponibilità mostrata, che prosegue una prassi avviata dal commissario...
I rappresentanti dell’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, pur ringraziando il commissario Caputi «per la disponibilità mostrata, che prosegue una prassi avviata dal commissario Gisonni», hanno evidenziato preoccupazioni «per i tempi degli interventi di messa in sicurezza» ed evidenziato come «qualsiasi intervento prospettato, compreso quello necessario a garantire l’approvvigionamento idrico durante la fase dei lavori, non dovrà compromettere l’acquifero del Gran Sasso che, oltre a garantire acqua a più di 700.000 abruzzesi,
è all’interno di un ecosistema di straordinario valore, non a caso protetto ai più alti livelli. A
parere dell’Osservatorio, infatti, sarebbe un grave errore limitare l’intervento del commissario alla
sola messa in sicurezza delle captazioni idropotabili perché ciò manterrebbe la grande falda idrica sotterranea, l’elemento più importante e delicato del sistema Gran Sasso, potenzialmente esposta a fonti di contaminazione provenienti in primo luogo dai Laboratori sotterranei dell’Infn». Infine, la delegazione ha evidenziato «il ritardo accumulato dall’Infn nella rimozione delle sostanze pericolose dai Laboratori sotterranei del Gran Sasso. Il termine indicato dalla Regione per la rimozione delle sostanze non compatibili con l’acquifero del Gran Sasso era il 31 dicembre 2020: il termine è scaduto da oltre tre anni e finora l’unico esperimento su cui si è intervenuti è il Borexino le cui operazioni di dismissione, da quanto è dato sapere, non sono state neppure del tutto completate». (d.v.)
è all’interno di un ecosistema di straordinario valore, non a caso protetto ai più alti livelli. A
parere dell’Osservatorio, infatti, sarebbe un grave errore limitare l’intervento del commissario alla
sola messa in sicurezza delle captazioni idropotabili perché ciò manterrebbe la grande falda idrica sotterranea, l’elemento più importante e delicato del sistema Gran Sasso, potenzialmente esposta a fonti di contaminazione provenienti in primo luogo dai Laboratori sotterranei dell’Infn». Infine, la delegazione ha evidenziato «il ritardo accumulato dall’Infn nella rimozione delle sostanze pericolose dai Laboratori sotterranei del Gran Sasso. Il termine indicato dalla Regione per la rimozione delle sostanze non compatibili con l’acquifero del Gran Sasso era il 31 dicembre 2020: il termine è scaduto da oltre tre anni e finora l’unico esperimento su cui si è intervenuti è il Borexino le cui operazioni di dismissione, da quanto è dato sapere, non sono state neppure del tutto completate». (d.v.)

