Vaccini, i teramani ci credono ancora

27 Luglio 2016

L’esavalente copre il 99% dei bambini, in calo per le campagne mediatiche solo quelli contro morbillo e influenza

TERAMO. Vaccini pericolosi. Vaccini responsabili di una miriade di malattie. Vaccini strumento di indebiti arricchimenti della lobby farmaceutica. Basta farsi un giro su internet per vedere ribaditi questi concetti più e più volte. Una mole di informazioni che rappresenta una vera e propria campagna anti-vaccinazioni. Ma quanto il bombardamento mediatico, quasi tutto sul web, ha attecchito in provincia di Teramo?

Tutto sommato poco, la maggioranza dei teramani crede nell’efficacia dei vaccini, anche se alcune certezze cominciano a vacillare. Lo testimoniano i numeri. Se il vaccino obbligatorio, l’esavalente che si fa ai neonati copre il 99%dei piccoli (più della media nazionale che si aggira sul 94,5% e di quella abruzzese del 96,58%, dati 2014), le percentuali si riducono per quello contro morbillo, parotite e rosolia. Si tratta di un vaccino fortemente consigliato – ma anche il più discusso – che si fa nel secondo anno di vita e che se nel 2013 copriva il 92,4% dei bambini che dovrebbero farlo, nel 2014 è sceso all’88,2% e nel 2015 all’82%. Calcolando che ogni anno nel Teramano nascono circa 2.500 bambini, più di 400 non vengono vaccinati (ma bisogna sottrarre quelli che si trasferiscono o quelli che hanno controindicazioni). In calo anche quello che si fa a 5-6 anni.

Dinamica diametralmente opposta, invece, per i due vaccini contro la meningite. Quello contro il meningococco è passato dal 44,7% del 2013 al 52% del 2015 e quello anti-pneumococco dal 51,4% del 2013al 95% del 2015.

Si tratta di dinamiche profondamente influenzate dalle notizie in circolazione. «Negli ultimi anni è aumentata la comunicazione globale», spiega Marina Danese, direttore facente funzione del servizio di igiene e sanità pubblica, «e non sempre circolano notizie scientificamente accertate. Ha avuto molto peso un articolo pubblicato anni fa sul “Lancet” che correlava il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia all’insorgenza dell’autismo. Studio poi ritrattato dall’autore, che venne anche radiato. Ma sono rimasti gli effetti. C’è poi il discorso di chi dice che nel vaccino c’è il mercurio, mentre in Italia non c’è nessun vaccino che lo contiene. Ora si parla dell’alluminio che è un adiuvante e che è presente in parti infinitesimali. Penso che il movimento anti-vaccinazione agisca sull’aspetto emotivo delle persone, sui loro timori».

Ecco che il genitore si fa mille scrupoli, tantopiù che vede il proprio figlio sano e le malattie per cui dovrebbe vaccinarsi tanto remote. «Infatti molti dicono che sono malattie che non esistono più», interviene Danese, «ma non ci sono più perchè ci sono i vaccini. C’è un solo virus che è stato eradicato ed è il vaiolo. Faccio un esempio: l’ultima epidemia di difterite c’è stata nel 1993, nel Balcani: tutte le guerre portano un disagio sanitario».

Legato a questo aspetto c’è il cosiddetto “effetto gregge”: detto in parole povere se sono in pochi a non vaccinarsi non corrono pericolo in quanto i virus circolano poco grazie al fatto che la maggioranza è immunizzata. Ma più aumenta la popolazione non vaccinata più è facile che i virus girino.

Ufficialmente in provincia di Teramo non risultano medici e pediatri di base che sconsigliano le vaccinazioni. Al servizio della Asl , comunque, non forzano in alcun modo i genitori contrari. «Anni fa si faceva la segnalazione alle autorità sanitarie», spiega Danese, «ora si chiede una semplice dichiarazione di dissenso. Si parla con i genitori, si rendono consapevoli della scelta che stanno facendo».

Un vaccino che sta lentamente prendendo piede, nonostante le feroci campagne contrarie, è quello contro l’Hpv che dal 49,6% delle ragazze di 11 anni nel 2013 è passato al 56,8%.Uno che ha fortemente subito i fatti di cronaca è quello antinfluenzale. A causa di alcune morti il ministero nel 2014 ritirò una serie di vaccini e poi peraltro venne accertato che non c’era correlazione. Ebbene in provincia di Teramo se nel 2013 si vaccinava il 52% degli ultrasessantacinquenni, nel 2014 se n’è vaccinato il 39% e nel 2015 il 40,3%. «E uno studio dimostra il forte incremento di ricoveri per complicanze dell’influenza negli ultimi due anni», rileva la dirigente.

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