Valentini s’arrende: «Chiudo la gioielleria»

30 Agosto 2019

La decisione dopo il furto di qualche giorno fa: «Non posso vivere nell’ansia e nella paura». Ora farà solo l’orafo

GIULIANOVA. L’orafo giuliese Luigi Valentini getta la spugna. È ancora molto amareggiato per il furto subìto qualche giorno fa nel suo negozio di via Turati e, dopo avere valutato il da farsi, è giunto alla conclusione di chiudere l’attività di gioielleria. Ovviamente con estremo rammarico visto che i ladri, in una notte di metà agosto, non gli hanno portato via solo i gioielli e gli oggetti preziosi, ma anche una grossa parte di cuore. Parlare oggi con Valentini è diventata un’impresa, non perché lui non voglia, ma piuttosto per lo stato di tristezza in cui è caduto a seguito di questi eventi. E pensare che lui, sempre pronto ad offrire la propria solidarietà a chi ne avesse bisogno, ha sempre affrontato le varie esperienze della vita con una punta di allegria. Ma in questo caso no, le cose sono cambiate a seguito di un evento inaspettato che lo ha segnato nel profondo. Era tanto fiducioso nella prevenzione, nella modernità e nella tecnologia che aveva rinunciato persino alla copertura assicurativa puntando tutto sulla sicurezza rendendo la gioielleria, tra sistema d’allarme porte blindate e vetrine antisfondamento, una fortezza inespugnabile. Ma così non è stato. Recentemente l’imprenditore è giunto quinto, su seicento partecipanti, al concorso biennale di arte orafa di Guardiagrele e così commenta: «Si riparte da qui…Il mio lavoro lo adoro, non posso mollare, cambierò tante cose, ma mai l’onestà e l’amore per ciò che Dio mi ha donato. Creare è un dono, poi il tempo determina le qualità. Grazie a tutte le persone che ci hanno confortato con un pensiero. Siete tanti e voi soprattutto mi date la forza di ricominciare. Vi adoro». Il riferimento è chiaramente all’attività di orafo visto che per il futuro della gioielleria non sembra esserci spazio. Oggi Valentini incarna la delusione oltre a nutrire una certa sfiducia: «Proverò a vendere tutto. Chi è venuto a rubare ha abbattuto parte della mia vita. Dove ancora lavoro non mi sento più a mio agio eppure a poche centinaia di metri ci sono i carabinieri, la Polfer e polizia stradale. Dopo 40 anni non nutro più certezza nella sicurezza personale e piuttosto che vivere nell’ansia e nella paura preferisco chiudere». All’interno dell’esercizio continua, con l’ausilio del commercialista e di una dipendente che ha lavorato lì per diversi anni, il difficile inventario degli oggetti sottratti, tra cui la corona della statua dell’Annunziata che aveva in custodia. Gli investigatori stanno battendo una pista ben determinata e pare sia stata accertata da telecamere private la presenza di un’autovettura compatibile con il furto. Massimo riserbo attorno alla vicenda anche se tra chi sta indagando c’è la convinzione che all’interno della banda che ha messo a segno il colpo ci sia la presenza di almeno un elemento locale.
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