Valle Castellana, segni di ripresa: «La ricostruzione è sbloccata»

Chiusi 87 cantieri per danni del 2016 a edifici privati, altri 20 sono in corso. All’Usr ancora 147 istanze Il sindaco: «La svolta è arrivata grazie alle ordinanze del commissario Legnini, prima era tutto fermo»
VALLE CASTELLANA. Valle Castellana: sbloccata la ricostruzione post-sisma 2016, mancano quattro aggregati le cui pratiche sono arenate all’Usrc per completare quella del 2009. È partita in ritardo a causa delle poco chiare e macchinose procedure burocratiche, ma in breve tempo ha avuto un’accelerazione che fa ben sperare. È la ricostruzione privata post-sisma 2016 a Valle Castellana: su 625 inagibilità tra totali e parziali, sono 87 i cantieri già chiusi, 20 quelli in corso e 147 le istanze presentate all’Usr che attendono il via. Un balzo reso possibile grazie alla semplificazione delle procedure da parte della struttura commissariale.
«La nostra ricostruzione era completamente ferma», spiega il sindaco Camillo D’Angelo, «le ordinanze del commissario Giovanni Legnini, che ringraziamo, hanno permesso di superare le difficoltà che avevano i tecnici a far partire gli iter e i successivi cantieri». Il Comune della Laga è rientrato nel cratere sismico 2016, ma anche tra i sei comuni abruzzesi maggiormente colpiti. Non è rientrato, invece, nel cratere del 2009 la cui ricostruzione è in dirittura d’arrivo. «Mancano solo quattro aggregati», prosegue D’Angelo, «ma le pratiche sono ferme, nonostante le ripetute sollecitazioni, nell’Ufficio speciale per la ricostruzione e non sappiamo il motivo». A rilento, invece, la ricostruzione pubblica 2016. Il problema più grande, come evidenzia il primo cittadino, sono le carenze documentali preesistenti. «A breve partiranno i lavori in tre strutture nel capoluogo», prosegue, «su 31 chiese inagibili sono state sistemate la chiesa madre di Valle Castellana, che era stata danneggiata nel 2009 e aggravata nel 2016, ma è stata riaperta, e le chiese di San Vito e Macchia da Sole». Per il recupero del sito arechologico di Castel Manfrino nell’Alto Salinello si è preferito percorrere la strada dei fondi Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le due torri centrali, la Sveva e la Normanna, del castello fatto erigere da Manfredi di Svevia, figlio di Federico II hanno subito danni gravi nel sisma 2016. «Con il Pnrr abbiamo in progetto, grazie alla collaborazione della Soprintendenza che sta coadiuvando gli uffici comunali, di restaurare la fortezza e di promuovere un parco per valorizzare la zona che con le Gole del Salinello è una forte attrattiva», spiega D’Angelo, «e con gli stessi fondi intendiamo dare slancio alla vocazione turistica del territorio con una sentieristica di 70 chilometri, il recupero di cinque borghi abbandonati, la rigenerazione urbana e la riconversione di una ex scuola in residenza per la terza età al centro del paese».
Dai 156 sfollati del 2016 un centinaio sono rientrati sul territorio e alloggiano nelle 40 strutture emergenziali provvisorie o nelle proprie abitazioni messe in sicurezza. Il timore è che le lungaggini nella ricostruzione degli immobili, ma anche delle infrastrutture, soprattutto strade, e i problemi al segnale di telefonia mobile, possano acuire lo spopolamento. «Il processo ricostruttivo deve procedere spedito e con tempi certi», conclude D’Angelo, «se ricostruiamo tra vent’anni lo faremo in un deserto e perderemo una grossa opportunità per la nostra montagna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

