Varata la giunta a nove Cavallari vice sindaco

Entrano Verna, Maranella e De Sanctis, il sacrificato del Pd è Mistichelli Confermati in quattro: Di Padova, Di Bonaventura, Core e Falini
TERAMO. Aumenta il numero degli assessori, entrano in maggioranza i gruppi civici di Mauro Di Dalmazio, Graziano Ciapanna e Giovanni Cavallari, Italia viva resta fuori dalla giunta. Il “nuovo corso” indicato dal sindaco Gianguido D’Alberto per il progetto politico-amministrativo avviato in Comune ha preso forma nella tarda mattinata di ieri con le sembianze previste. I renziani, approdati in aula poco meno di un mese fa grazie alla trasmigrazione degli eletti di “Teramo 3.0” e di Flavio Bartolini proveniente dal Pd, non hanno trovato posto nella ricostituzione della giunta. Esce di scena così Maria Cristina Marroni, vicesindaco fino all’azzeramento delle deleghe risalente a dieci giorni fa, e con lei resta a casa Simone Mistichelli, primo degli eletti nei Dem e assessore uscente al sociale. Confermati gli altri cinque componenti in carica fino alla revoca, Stefania Di Padova, Sara Falini, Antonio Filipponi, Andrea Core e Valdo Di Bonaventura, mentre quattro sono i nuovi ingressi: Cavallari, anche nel ruolo di vicesindaco, Maurizio Verna, ex Pd finito nel gruppo misto, la Dem Martina Maranella e Ilaria De Sanctis di “Insieme possiamo”. Si riparte così e con il sostegno esterno di Mauro Di Dalmazio e Graziano Ciapanna, che gestiranno deleghe alla rigenerazione urbana e alle frazioni da consiglieri.
Le designazioni, premette D’Alberto, «sono lo strumento per raggiungere l’obiettivo più alto dato dal progetto che, insieme a coloro che hanno scelto di avviare questo percorso, vuole dare una prospettiva diversa alla città». La chiarezza, a detta del primo cittadino, è stata l’elemento discriminante di ricomposizione della maggioranza e ne sarà il tratto distintivo da qui in avanti. «Non si poteva andare avanti sopravvivendo», evidenzia D’Alberto, «ma era necessario capire chi sta dalla parte di Teramo e chi la usa per giocare altre partite». Italia viva, prima ancora nelle vesti di Teramo 3.0, non avrebbe dato prova insomma di affidabilità politica. Paga con l’esclusione dalla giunta, ma D’Alberto non chiude il dialogo per la maggioranza. «Il progetto è aperto», fa sapere, «ci starà chi ci vuole stare senza ambiguità o tatticismi». L’adesione, però, «non significa solo dichiararla, ma dimostrarla nei fatti».
Il sindaco annuncia un’imminente conferenza programmatica per dare nuova sostanza al progetto che «vuole guardare lontano». L’orizzonte di D’Alberto e dell’alleanza arricchita dalla presenza dei gruppi civici di Cavallari e Di Dalmazio, ex candidati alla carica di primo cittadino nella passata elezione, «si proietta nello spazio e nel tempo». Parte dal Comune e punta a «recuperare spazi che Teramo ha perso» nello scacchiere politico regionale. D’Alberto non può essere più chiaro quando afferma: «Per l’area civica e politica che sta cercando il riscatto noi rappresentiamo l’unica speranza di prospettiva». Il progetto che ha appena varato vuole essere, dunque, «un laboratorio che da Teramo possa allargarsi a livello regionale».
Il riassetto della giunta ha comportato, oltre all’aumento dei posti da sette a nove, possibile a detta del sindaco per le migliori condizioni di bilancio rispetto al periodo in cui governava il centrodestra con lo stesso numero di assessori, la ridistribuzione delle deleghe. Cavallari e Verna prendono una parte delle deleghe di area tecnica affidate in precedenza a Di Padova, Maranella alleggerisce il carico che era in capo a Di Bonaventura, Falini aggiunge lo sport prima gestito da Filipponi e De Sanctis acquisisce i settori di Mistichelli. «L’obiettivo non era il dato numerico, perché non c’era alcuna crisi nella maggioranza», conclude D’Alberto, «ma cogliere l’opportunità di aprirsi ad altre due forze civiche: questa è la cifra vera del progetto».
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